LECCE- Due microtelefoni nascosti nel suo corpo, nel retto. Il caricabatterie nel tubetto della crema da barba. Un uomo detenuto nel carcere di Lecce, trasferito da un’altra casa circondariale, martedì non è passato indenne ai controlli degli agenti della Polizia Penitenziaria, diretti da Riccardo Secci, che si sono avvalsi delle sofisticate apparecchiature di cui si è dotata di recente l’amministrazione penitenziaria. Il fenomeno dei telefoni in carcere è diventato reato di recente con il decreto legge 130 del 21 ottobre 2020, che ha introdotto l’art. 391-ter del codice penale, “Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”.
La scorsa settimana, sempre nel carcere leccese di Borgo San Nicola, è stato anche documentata la cessione di droga, durante un colloquio, tra una donna e il suo compagno detenuto. Il nervosismo dei due durante il colloquio sarebbe stato piuttosto evidente, con tanto di sguardi lanciati continuamente verso gli agenti. Le telecamere di videosorveglianza hanno fatto il resto. L’uomo detenuto aveva nascosto negli slip due involucri contenenti complessivamente 39 grammi e mezzo tra marijuana e hashish.