MONTERONI-Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere per Giovanni Mazzotta, detto “Gianni Conad”, 55enne di Monteroni, arrestato dagli uomini della Dia di Lecce il 23 luglio con l’accusa di violenza a pubblico ufficiale, aggravata dal metodo mafioso, accusa che è stata confermata. Il 55enne, difeso dagli avvocati Ladislao Massari e Gabriele Valentini, è accusato di aver minacciato anche di morte il comandante della polizia municipale di Monteroni durante lo sfratto dalla sua villa confisca e nella quale lui e la sua famiglia continuavano ad abitare. I legali si sono appellati al Riesame ritenendo insussistenti le esigenze cautelari, ma i giudici hanno respinto la richiesta.
Lo scorso gennaio Mazzotta aveva raggiunto il comando della Polizia Municipale di Monteroni e aveva minacciato gli agenti sottolineando in quell’occasione la sua caratura criminale in virtù della vicinanza ad un clan della Sacra Corona Unita. Una reazione, secondo il legali, frutto di un momento di forte rabbia, dovuto allo sfratto in corso dall’abitazione appartenuta al padre, ma che i giudici hanno comunque ritenuto molto grave.
La vicenda aveva avuto inizio nel 2011 con l’esecuzione di una misura di prevenzione patrimoniale a firma del Direttore della DIA con la quale erano stati sottoposti a sequestro i suoi beni, per un valore di oltre 1 milione e mezzo di euro. L’Agenzia dei Beni Confiscati, a seguito del provvedimento diventato definitivo con pronuncia della Corte di Cassazione, aveva disposto l’assegnazione al Comune di Monteroni di Lecce della villa in cui Mazzotta e la sua famiglia risiedevano, abusivamente, nonostante la confisca. Ecco perché lo scorso gennaio il Comune aveva ordinato lo sfratto.