LECCE- In tempi di epidemia, com’è noto, c’è una categoria che più delle altre dev’essere protetta: il personale sanitario. Ma la situazione negli ospedali leccesi, come nel resto d’Italia, è al limite. Lo si ammette a denti stretti e si confida nell’arrivo di 500mila dispositivi di protezione individuale che la Regione, due giorni fa, ha dichiarato di poter garantire centralizzando gli acquisti tramite la Asl di Bari per provare a superare le difficoltà derivanti dai ritardi nella consegna da parte delle ditte produttrici. Questo in attesa di ricevere le scorte promesse dal governo. Nel frattempo ci si arrangia ma la situazione descritta dalla stessa Asl di Lecce lunedì scorso, in una risposta inviata al sindacato Uil Fpl, fornisce il quadro della situazione, drammatico, tanto da aver indotto il segretario provinciale Dario Cagnazzo a interessare il Prefetto, l’ispettorato del lavoro e il Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale.
“Manca tutto come manca dappertutto”, è quanto affermato dal direttore dell’ufficio patrimonio dell’Asl Lecce Cosimo Dimastrogiovanni dinanzi alle rimostranze del sindacato, che ha reso nota la risposta. “Noi – ha spiegato lunedì – abbiamo ordinato il necessario da tempo, l’ultimo ordine è di 30mila mascherine fatto l’altro ieri (sabato, ndr), me ne daranno 2.800, se me le daranno. Ho battuto a tappeto il territorio per le tute di protezione da distribuire al personale, sono arrivato perfino all’Ipercoop. Le ultime tute che sono riuscito a reperire – ha proseguito – sono state quelle che mi ha venduto la ferramenta su via Otranto, per fortuna a norma. Appena 700, più 2000 che aveva in deposito, le abbiamo acquistate tutte. Ho due persone dedicate, ma non è semplice reperire il necessario, anche perché a ciò si aggiunge la speculazione di alcuni”.
Tra gli esempi si riportano le mascherine a diciotto euro l’una, stando al preventivo di una ditta, motivo per cui il dirigente ha preannunciato che avrebbe allertato la Guardia di Finanza. “Non è diverso per gli arredi e i vari presidi – ha continuato – dobbiamo allestire 60 posti di malattie infettive, abbiamo prenotato una barella contenitiva, 16mila euro, mentre le aziende non consegneranno gli arredi prima di 30 giorni. Non c’è nulla più in giro. Anche il disinfettante per le mani è oramai introvabile come l’alcool, con i farmacisti pensavamo ad un preparato galenico, ma non siamo riusciti a reperire il gel che serve per questo”.