LECCE- Le criticità tecniche sollevate dagli uffici sono 24 e l’approccio rispetto al progetto di Metapulia “sarà laico”, assicura il sindaco Carlo Salvemini: in Consiglio comunale sbarca la discussione sull’impianto di compostaggio per la frazione umida dei rifiuti e per la produzione di biometano, ciò che la società guidata dal leccese Piero Seracca Guerrieri vorrebbe realizzare nella zona industriale Lecce-Surbo. L’assise è stata convocata su richiesta del consigliere pentastellato Arturo Baglivo, “anche per acquisire – ha motivato – pareri dei gruppi consiliari e dei cittadini leccesi”. Anche per questo sono intervenuti, dopo l’azienda, i rappresentanti di sei associazioni, tutte contrarie per diversi motivi. Il Consiglio, alla fine, ha votato all’unanimità un ordine del giorno, in base al quale si stabilisce di attendere i risultati della valutazione tecnica che è in corso; di voler, nelle more, approfondire meglio il progetto e infine di voler trasferire in aula gli esiti della conferenza dei servizi.
Una discussione ordinata: in apertura il M5s ha ribadito che, a suo avviso, la maggiore perplessità resta quella della portata dell’impianto, preferendo quelli di taglia non incidente le 20-30mila tonnellate rispetto a quello da 65mila t proposto anche perché “se anche gli Aro (ambiti di raccolta ottimale, ndr) vicini conferissero in massa, coprirerebbero un terzo di quella portata”.
“La logica di Metapulia – ha spiegato l’amministratore Seracca Guerrieri – è quella di fornire un pezzo di Salento di un impianto in grado di trattare la frazione umida. Abbiamo localizzato un impianto industriale in zona industirale, dimensionato sulle dimensioni dell’ex Ato Le1 e incrociato i dati con la pianificazione strategica 2013 della Regione Puglia, che collocava a Lecce un impianto addirittura più grande, di 70mila tonnellate”. Stando alle sue stime, i risparmi generati 5 milioni e mezzo annui per tutto il bacino e pari a 1,1-1,5 milioni di euro all’anno a Lecce.
A sollevare nodi è stata in primis Italia Nostra, per cui la società avrebbe omesso di parlare anche degli altri rifiuti speciali che lì saranno conferiti (compost impuri, scarti inutilizzabili per il consumo e trasformazione da oli alimentari, tabacco, caseari, etc) e il fatto che, come da progetto, il bacino di riferimento non si limita al Salento o alla Puglia ma riguarda anche Calabria, Lazio, Abruzzo, Molise. Sono intevenuti anche Casa del Popolo, Forum Ambiente e Salute, Lega Clima, Isde e Wwf: per tutti, le criticità sono nelle dimensioni, nella scelta tecnologica (anaerobico e non aerobico), nella necessità di valutare anche l’indirizzo regionale che comunque prevede già un impianto pubblico in zona, per quanto quello di Cavallino sia stato al momento bloccato dai giudici.
L’assessore all’Ambiente Angela Valli ha ricordato che il 3 settembre, in sede di conferenza dei servizi indetta dalla Provincia, l’amministrazione ha sollevato 24 criticità elaborate da Settore Ambiente e Urbanistica, “in gran parte in linea con quelle sollevate dagli altri enti come Arpa, Provincia, Regione”. Tra le altre, la presenza di una dolina all’interno del sito; l’ingresso unico ingresso per mezzi, dipendenti, pedoni; gli impatti odorigeno, acustico, atmosferico; la vicinanza ai centri abitati e a pozzi di acqua potabile; la necessità di una polizza fideiussoria a garanzia di una futura bonifica. “In attesa della integrazione della documentazione richiesta, la posizione dell’amministrazione non può che essere parziale e preclusiva”, ha chiosato.
L’assessore all’Urbanistica Rita Miglietta ha rimarcato che “in questa fase preliminare si evince la coerenza nelle destinazioni d’uso ma si è chiesta una mappatura dei siti sensibili e approfondimenti sulla depressione presente”.
La consigliera Poli Bortone ha chiesto che l’amministrazione verifichi anche la situazione di Cavallino; il consigliere Giampaolo Scorrano ha depositato una mappa di ricaduta delle emissioni odorigene diversa da quella prodotta dalla società.
Il sindaco ha concluso: “Rimossi tutti gli ostacoli e le perplessità tecniche, una volta che Metapulia protocollerà le sue controdeduzioni e in sede di conferenza di servizi si stabilirà se l’impianto può essere autorizzato o no, si pone poi una questione politica che potrebbe risolvere prima l’Ager se dovesse partecipare. Il comprensorio Lecce-Surbo è in condizioni di poter ospitare un impianto pubblico e uno privato? Secondo me no. O uno o l’altro. E credo che la situazione del piano regionale rifiuti porterà Ager a dire no. Con il rischio però che a fronte di un impianto proposto da privati si rinvierà sine die la valutazione. L’alternativa è che se non facciamo niente comunque continueremo a conferire in un impianto privato”.