Cavallino, falda a rischio: corsa ai ripari. Quattro nuovi pozzi spia nella discarica

CAVALLINO – Il rischio di inquinamento della falda che scorre sotto le discariche di Cavallino resta alto. E ora è corsa ai ripari, dopo i rilievi di Arpa e dopo anche che la Provincia di Lecce, il 5 aprile scorso, ha individuato per la prima volta la società Ambiente e Sviluppo come la responsabile della potenziale contaminazione della falda in due pozzi di monitoraggio dell’impianto “Masseria Guarini” e di altrettanti di quelli di località “LeMate”, dove si è registrato il superamento dei valori soglia. Sono tutti controlli stimolati a monte dell’azione svolta dal Comitato per la salvaguardia di Cavallino e Castromediano.

Si spiega dunque il perché la società ha chiesto di poter perforare quattro nuovi pozzi di drenaggio nella prima discarica, per evitare che il percolato, cioè il liquido tossico che fuoriesce dai rifiuti, possa addensarsi nella parte centrale, la depressione più bassa, della discarica.

Per questo motivo nei giorni scorsi è stata aggiornata, con una modifica ritenuta non sostanziale, l’Autorizzazione integrata ambientale.

L’intervento si è reso necessario dopo che Arpa, la scorsa estate, ha ritenuto non ottemperata la condizione che prevede che il gestore debba provvedere ad una valutazione previsionale su base mensile dei quantitativi di percolato prodotti e, alla luce della capacità di stoccaggio presente in sito, prevedere “un numero congruo di conferimenti settimanali/giornalieri”. La Regione, a novembre, ha diffidato Ambiente e Sviluppo a provvedere proprio perché questo è importante per prevenire e ridurre il possibile inquinamento della falda.

Anche la Provincia, ad aprile, ha stabilito che la società doveva muoversi subito per “attuare le necessarie misure di prevenzione ivi compresa la riduzione ed il mantenimento, al minimo consentito dai sistemi di pompaggio, del battente di percolato nei pozzi di raccolta della discarica”.

I nuovi lavori servono a questo. Anche perché viene a galla dell’altro: il pozzo P1, il cui fondo costituisce la sezione terminale della rete di drenaggio, ha subito delle “deformazioni di notevole entità a causa dei movimenti di rototraslazione degli elementi prefabbricati in c.a.v., di cui la stessa è costituita, indotti dalle spinte differenziali del materiale circostante. Tale situazione impedisce di effettuare qualsiasi attività sia di monitoraggio del percolato presente all’interno del pozzo per l’impossibilità di introdurre apposite strumentazioni sia di manutenzione della sezione impiantistica per l’impossibilità di estrarre la pompa installata nel fondo che, come già comunicato, è in avaria”.

T.C.

 

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