LECCE- “Mia figlia è stata uccisa per un’ imprudenza, un sorpasso azzardato che ha travolto il suo scooter. Il responsabile non può essere assolto”. Il padre di Ylenia Attanasio, morta sull’asfalto lungo la provinciale Alezio-Gallipoli l’8 luglio del 2007 a 23 anni, continua a urlare la sua rabbia in strada, circondato da parenti e amici che non si rassegnano alla piega che ha preso il processo penale: un’ assoluzione in Primo Grado, condanna in Appello, annullamento della condanna in Cassazione, che ha rinviato tutto a un nuovo Appello.
Rosario Attanasio è sceso in strada nuovamente in mattinata, davanti alla Prefettura, in vista della prossima udienza il 5 febbraio. Chiede che con una nuova perizia sia ricostruita esattamente la dinamica dell’incidente. I legali dell’imputato, Fabrizio Ferilli e Giovanni Solidoro, hanno ricostruito diversamente la vicenda parlando di un tentativo, da parte dell’uomo, di condizionare l’opinione pubblica. “Secondo la Cassazione – dicono- il giudice di rinvio dovrà riesaminare la vicenda processuale al fine di verificare solo se ricorrano i presupposti a ritenere sussistente la responsabilità civile dell’imputato, mentre dal punto di vista penale la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione ha definitivamente restituito all’imputato la serenità della verità già emersa nella Sentenza di Primo grado perchè il fatto non sussiste, perché fu la ragazza ad effettuare uno spostamento gravemente imprudente e repentino, con una collisione inevitabile”.
Il padre di Ylenia però si dice pronto a tutto, anche a darsi fuoco e chiede aiuto al ministro della Giustizia Bonafede. “E’ una promessa che ho fatto a mia figlia”.