Un anno senza Noemi, dolore privato senza fine

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SPECCHIA – È trascorso un anno dal giorno in cui la giovanissima Noemi Durini, 17 anni appena, moriva in una campagna isolata di Castrignano del Capo. Era buio, lontano dal paese, nessuno l’aveva sentita urlare. Si era fidata di quel ragazzo che le era stato accanto per tanto tempo ed era salita nella sua macchina, di notte, senza preoccuparsi di nulla.

Era il 3 settembre 2017. All’alba Noemi non era tornata a casa. La mamma Imma cominciava a preoccuparsi. Forse si era allontanata da sola, forse una fuga volontaria di una ragazzina un po’ ribelle in un’età complicata.

Ma le ricerche sono partite mentre crescevano l’ansia e la paura. Era il 13 settembre quando cominciava il vero incubo. Mentre la famiglia di Noemi arrivava in Prefettura per partecipare al coordinamento per le ricerche della ragazza, arrivava la drammatica notizia, comunicata dal prefetto Palomba: era stato trovato il cadavere di Noemi. Dopo 10 giorni era calato il sipario sulle speranze di trovare in vita la ragazza. Il corpo era a Castrignano del Capo, in una campagna in località San Giuseppe, sepolto sotto un cumulo di pietre.

A portare lì gli inquirenti, il suo assassino: Lucio, che aveva confessato e fatto ritrovare il corpo. I carabinieri avevno puntato l’attenzione su di lui e lo avevano messo sotto torchio.

L’autopsia dirà che Noemi probabilmente era ancora viva quando era stata sepolta sotto le pietre, traumatizzata con colpi in testa e con un coltello. Lucio, un ragazzo con gravi problemi, veniva arrestato subito per omicidio. Dal carcere minorile di Cagliari, dove era stato portato, ha poi ritattato, si è contraddetto, ha cambiato versione più volte. Intanto la comunità di Specchia piangeva Noemi e si interrogava sul perché di quel destino così crudele.

“Una comunità che a distanza di un anno chiede ancora giustizia” ha detto il sindaco Rocco Pagliara, che insieme alla mamma in questo giorno così triste si raccoglie in un dolore privato davanti alla tomba della figlia. “Ma in un anno abbiamo lavorato tanto con i giovani e nelle scuole, cercando di infondere nei ragazzi la cultura del rispetto e dell’amore”. Il processo è alle battute finali. Dopo l’udienza preliminare del maggio scorso i cui si è deciso per il rito abbreviato senza nuova perizia psichiatrica, Lucio tornerà davanti ai giudici del tribunale dei minori. Il 2 ottobre di nuovo in aula con la requisitoria del pm Anna Carbonara che dal principio ha seguito le indagini. Il giorno dopo sarà la volta dei legali di Lucio Marzo, Luigi Rella e Paolo Pepe, poi sarà emessa la sentenza.

 

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