Mafia, sciolto il consiglio comunale di Sogliano Cavour

SOGLIANO CAVOUR – Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Salvini, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (TUEL), ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Sogliano Cavour (Lecce), “in ragione delle riscontrate ingerenze da parte della criminalità organizzata“.

Si tratta del terzo Consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose nel giro di pochi mesi nel Leccese, dopo Parabita e Surbo.

Quattro giorni fa Fonti del Viminale hanno confermato che la decisione era attesa nell’arco delle prossime due settimane. Stando alle indiscrezioni trapelate, scandagliando gli atti pubblici sarebbero stati trovati riscontri a quanto emerso dall’operazione “Contatto” portata avanti dai carabinieri di Maglie sotto il coordinamento dei pm Guglielmo Cataldi e Roberta LicciQuell’inchiesta, avviata già nel 2013, ha svelato i presunti condizionamenti dell’ex vicesindaco Luciano Magnolo, arrestato il 5 settembre perché – unico della giunta del sindaco Paolo Solito – accusato di corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa.

Gli investigatori hanno definito la sua come una figura chiave per la criminalità locale: sfruttando il suo ruolo, avrebbe pilotato le assegnazioni di sovvenzioni di tipo sociale verso alcuni soggetti che gravitano attorno al clan Coluccia di Noha, per il sostentamento dei capi detenuti. Poi, Magnolo avrebbe promesso posti di lavoro ai sodali dell’organizzazione, per consentire loro di ottenere benefici, come il passaggio dal carcere ai domiciliari o l’assegnazione di permessi di lavoro per chi era agli arresti. Lo avrebbe fatto impegnandosi in prima persona, ad esempio per far assumere presso una cooperativa la madre del referente di spicco Vincenzo Antonio Cianci.

Un “intoccabile” lo avevano definito, in una intercettazione, Cianci e Giuseppe Antonaci, perché Magnolo avrebbe finanziato “Michele (probabilmente Coluccia)”, versando diecimila euro al mese. Nella bufera, interdetti dai pubblici uffici, sono finiti anche un vigile urbano e un appuntato dei carabinieri. Se quel clan agguerrito e antico, cresciuto nel silenzio del territorio , abbia davvero condizionato l’azione amministrativa lo stabilirà solo il processo penale. Nel frattempo, però,  l’ipotesi dell’applicazione della misura di prevenzione più dura si è concretizzata: lo scioglimento del Consiglio e il commissariamento dell’ente.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*