LECCE – Una stretta sui fenomeni criminali ma non solo, anche su tutte le condotte lesive del decoro urbano come abusivismo e prostituzione. L’8 novembre in Prefettura l’annuncio, questo pomeriggio l’ufficialità: il patto per la sicurezza nel Leccese è il frutto di una sinergia senza uguali. Forze dell’ordine, Prefettura, Comune, associazioni di categoria e sindacati insieme per garantire la svolta.
Non si tratterà soltanto di mettere spalle al muro la criminalità organizzata scongiurando gli episodi che, in centro come in periferia, già da fine ottobre hanno messo in allerta l’Ufficio Territoriale del Governo. Si tratterà anche di assumere impegni inerenti nuove strategie di sviluppo economico, risanamento dei quartieri, lotta a parcheggi abusivi, prostituzione e vandalismo.
In primis, dopo la mappatura delle zone critiche della città, è stata stabilita la disposizione di rinforzi e nuove telecamere di videosorveglianza.
Anche la collaborazione della Regione Puglia ha giocato un ruolo fondamentale. Per quanto riguarda le aree industriali è stato infatti confermato il finanziamento del Pon legalità della Regione Puglia, per Lecce la quota destinata ammonta a circa 2 milioni e 700 mila euro. Sebbene in tal senso ad oggi non vi sia ancora alcuna novità operativa, i fondi sono stati inseriti nel patto in termini di impegno. Ritornando invece al tessuto urbano, le associazioni di categoria, sul modello Gallipoli, dovranno collaborare economicamente per garantire i rinforzi: le 53 telecamere conteggiate soltanto nel centro storico non sono più considerate sufficienti.
Sul fronte economico poi si punta all’accelerata, ripartendo dalle agevolazioni previste dalla “zona a burocrazia zero”, di cui Lecce fa parte dal marzo 2016. Si tratta della possibilità di attivare percorsi sperimentali di semplificazione amministrativa per gli impianti produttivi e le imprese, in ambiti delimitati. In sostanza si tratta di garantire un percorso più agevole per chiunque voglia aprire e gestire un’attività o pianificare investimenti sul territorio.
Si punta, infine, ad una svolta anche sul fronte inclusione sociale: l’interscambio informativo tra banche dati sarà uno dei punti chiave.