Tap, si valutano altri esposti. Il pm chiede un esplosivista per la superperizia

LECCE- All’inchiesta “madre” riaperta sul gasdotto Tap si aggiunge la pioggia di esposti arrivata in questi mesi in Procura e sulla scrivania del pm Paola Guglielmi. Non c’è ancora un nuovo fascicolo aperto: la valutazione di tutte le questioni denunciate in questi mesi sarà fatta nelle prossime settimane, non prima di febbraio, e riguarderà carotaggi effettuati in autunno, installazione di piezometri per la falda, interruzione dei lavori di potatura degli ulivi da parte degli attivisti.

Prima di Natale, i carabinieri del Noe, d’iniziativa, in seguito ad un esposto indirizzato anche a loro, hanno provveduto a verificare che fossero effettivamente funzionanti i piezometri installati da Tap nelle campagne di Melendugno e che servono, conficcati nel terreno fino a 15-20 metri di profondità, ad analizzare la qualità delle acque di falda, per capire se nel corso del tempo possa subire inquinamento. Sono risultati attivi, almeno quelli controllati dai militari del Nucleo operativo ecologico di Lecce, al contrario di quanto segnalato nell’esposto giunto a loro.

Questioni diverse, dunque, rispetto a quelle che hanno portato alla riapertura del fascicolo. In quel caso, per concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e per violazione del decreto legislativo del 1999 di attuazione della direttiva Seveso II (relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose) sono indagati il country manager di Tap Michele Mario Elia, la rappresentante legale Clara Risso e il direttore generale del Mise Gilberto Dialuce. La società Tap, invece, in base alla legge del 2001 sulla responsabilità amministrativa da reato, risponde di indebita percezione di erogazioni e truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico.

In queste ore si affinano le strategie processuali delle diverse parti in gioco, in vista dell’ordinanza con cui il gip Cinzia Vergine dovrà pronunciarsi sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dal pm Valeria Farina Valaori. La Procura, infatti, ha chiesto una perizia collegiale, specificando che, a suo parere, nel pool vanno inseriti “un esplosivista, un ingegnere impiantistico e un urbanista”.

Si dovranno verificare tre questioni. La prima: “i motivi tecnico amministrativi” per cui il gasdotto, pur essendo funzionalmente unitario da Melendugno a Brindisi, sia stato frazionato in due progetti, Tap e Snam. La seconda: “se l’unitarietà del progetto e la conseguente valutazione unitaria/cumulativa dell’impatto ambientale e dei rischi per l’incolumità pubblica avrebbe comportato una stima diversa” dei quantitativi di gas, superiori a 50 tonnellate che è il limite per applicazione della Seveso. La terza: se inquadrando l’opera come unica, il terminale di ricezione possa essere ancora considerato uno stabilimento complesso con caratteristiche tali da configurarlo come impianto di regolazione della pressione e misura del gas naturale (“Impianto REMI”), a cui non si applica il Decreto del Mise del 17 aprile 2008.

Per sciogliere questi nodi, gip, pm e indagati nomineranno i propri consulenti, così come le persone offese, individuate negli otto sindaci firmatari dell’esposto e nel presidente del Comitato No Tap Salento Alfredo Fasiello.</p

 

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