LECCE- Ventinove casi di corruzione accertati dalla Cassazione e altri cento episodi di fatto simili anche se penalmente perseguiti sotto la veste di altri reati (come i reati associativi o i reati di criminalità economica e altri). Il tutto in soli dieci anni. Così la Puglia schizza nella parte alta della triste classifica nazionale relativa al potere corrotto. È quarta in Italia, dietro solo a Campania, Lombardia e Sicilia e davanti a Calabria, Lazio e Piemonte.
La fotografia del cancro della politica italiana emerge dall’VIII Rapporto della Fondazione RES presentato in mattinata a Palermo. L’indicazione è chiara: dopo Tangentopoli, il fenomeno non si è affatto arrestato, ma ha solo cambiato pelle, andando ad annidarsi soprattutto negli enti locali più prossimi al cittadino, Comuni e Regioni, e trasformandosi da finanziamenti illeciti ai partiti a regalie personali o di gruppo.
Un inquinamento delle istituzioni che la Puglia conosce, eccome, e che nel Mezzogiorno si combina spesso con un altro fattore, l’influenza della criminalità organizzata, ciò che tra l’altro anche le inchieste della Procura di Lecce stanno confermando.
Il Rapporto della Fondazione Res costituisce un contributo innovativo all’analisi. Si serve, infatti, di due fonti di informazioni finora non utilizzate sistematicamente: la banca dati delle sentenze della Corte di Cassazione (dal 1985 a oggi) e i casi considerati nelle autorizzazioni a procedere del Parlamento.
Nell’ultimo decennio, dunque, l’impennata dei reati commessi dai politici, dopo una fase calante seguita allo scandalo di Mani Pulite. Addirittura i valori sono superiori a quelli registrati tra il 1980 e il 1994 (erano 400 in totale i reati contestati ai politici tra il 1980 e il 1994, valore poi sceso a 317 tra il 1995 e il 2004, mentre tra il 2005 e il 2015 sono 517).
Al Sud, al posto delle tangenti il prezzo della corruzione consiste soprattutto nel voto di scambio e nei favori, oltre a benefici materiali. Ci si vende anche per poco, a quanto pare: nei Comuni, soprattutto per questioni relative all’edilizia pubblica e privata (83% dei casi per l’edilizia pubblica e 65% per quella privata), oltre a servizi, trasporti e forniture (77%). La corruzione nel settore sanitario e nei servizi sociali si manifesta, invece, soprattutto nelle Regioni (58,3%).
L’identikit del corrotto, secondo il Rapporto, è preciso: ha un’età media di circa 50 anni al momento del reato, è in possesso di elevati titoli di studio e ha un background professionale solido. Sono i nuovi “notabili” provenienti dal mondo delle libere professioni, specie avvocati e medici. Nel 53 per cento dei casi si tratta di consiglieri comunali, provinciali e regionali; poi ci sono i parlamentari (16 per cento), gli assessori (15 per cento), i sindaci (13%) e i presidenti di Regione(3%). A prevalere sono i politici legati alle forze della Prima Repubblica, seguiti da quelli del Centrodestra, che fanno registrare per gli ultimi due decenni una presenza sul piano nazionale pari al 32%, e da quelli di Centrosinistra con il 17% .