GALLIPOLI- A Gallipoli si vive con la paura che il pavimento sprofondi. Una situazione sotto agli occhi di tutti, pericolosa, ma mai risolta. È l’assurda storia dell’ex villaggio del Fanciullo, il complesso dei Salesiani, di proprietà comunale, metà scuola e metà alloggi abusivi, sul lungomare Galilei, lì dove convivono l’una accanto all’altra le due facce della città: povertà estrema e turismo sfrenato.
Alla signora novantenne che ha ricavato il suo appartamento innalzando semplicemente un muro nell’atrio, si sono aggiunte nel tempo altre sei famiglie, quasi tutte di pescatori o madri sole con figli a carico: due sono al piano terra, una al primo piano, tre al secondo. Con grande pudore, ci fanno visitare lo stabile.
Si vive tra le impalcature di fortuna, installate anni fa perché il crollo dei solai sembrava immediato. Sono rimasti lì. Ponteggi e persone. Perché un’alternativa vera non è stata data. Già il 22 ottobre 2012, l’Ufficio Tecnico Comunale mise nero su bianco il fatto che il solaio al 2° livello versava “in uno stato di conservazione, dal punto di vista strutturale, pessimo”, sostenuto solo da un “reticolo di impalcatura in legno che contrasta la tenuta della pavimentazione di servizio degli appartamenti e sorregge il peso della struttura e dei sovraccarichi superiori (tramezzature, suppellettili, arredamenti e persone ). La situazione statica è sicuramente al limite della resistenza e improvvisi sovraccarichi potrebbero innescare fenomeni di crollo sia pure parziale del solaio con rischio per l’incolumità delle persone occupanti”. Per questo è stata dichiarata l’inagibilità di questi alloggi improvvisati, disponendone lo sgombero immediato.
Molte altre famiglie qui sono state solo di passaggio, sistemate poi in alloggi popolari. Chi invece qui è arrivato 35, 25, 18 anni fa ed è rimasto è chi è diventato “invisibile”. Invisibile agli uffici, invisibile nelle graduatorie per l’assegnazione delle case. Domande fatte, ad ogni bando, ma andate puntualmente perse.
Perchè questa è la conseguenza di una gestione allegra delle case popolari, passate apparentemente a nuovi bisognosi ma rimaste sempre nelle mani degli stessi. Lo ha confermato pubblicamente anche il prefetto di Lecce, Claudio Palomba: “a Gallipoli, grazie all’applicazione del protocollo antimafia, sta emergendo l’uso di prestanome nell’assegnazione degli alloggi”.