LECCE- Molto di più del 2013, decisamente di più rispetto all’ultimo biennio. Gli incendi che abbiamo raccontato nel corso di tutta l’estate ora si possono trasformare in un numero chiaro e tondo, in grado di restituire la dimensione del fenomeno e sollevare legittimi interrogativi.
L’estensione andata in fumo quest’anno è pari a 1.150 ettari. Di questi, 630 sono campagne e 520 superficie boscata, composta soprattutto da macchia mediterranea. 168 gli incendi in totale, una cinquantina in più rispetto ai 114 del 2013, anno che per andamento climatico può ritenersi simile. In quell’occasione, le fiamme hanno divorato 965 ettari, 185 in meno rispetto alla passata stagione.
I dati ufficiali del comando provinciale del Corpo Forestale dello Stato sono ancora più scioccanti se il confronto si estende al biennio precedente: nel 2015, le fiamme hanno divorato 295 ettari; nel 2014, invece, erano 285. Significa che in questo 2016 è bruciato il doppio delle due passate stagioni messe insieme. Difficilmente si tratta di autocombustioni, ovviamente. E la cronaca estiva ha confermato che i roghi sono stati quasi tutti dolosi. Moltissimi un vero attacco alle aree protette, come i tre incendi appiccati nel mese di maggio nel parco di Punta Pizzo, a Gallipoli; i 150 ettari trasformati in un inferno di fuoco il 12 agosto in contemporanea nel Parco Otranto Leuca e nel Parco Naturale di Ugento; poco prima, il 20 luglio, nella pineta di Porto Badisco e più recente il 3 settembre nella Palude del Conte tra Porto Cesareo e Torre Colimena.
Macchia, ulivi e seminativi le vittime privilegiate, quasi sempre a ridosso della costa. 60 ettari sono stati danneggiati a Serra degli Angeli e Lido Conchiglie il 19 luglio, altri 20 nel maxi incendio di Torre Chianca il 17. A rendere inequivocabile il sospetto del dolo è il fatto che quasi ovunque gli incendi siano stati appiccati probabilmente dalla stessa mano in più punti consecutivi, sfruttando la direzione dei venti per fare più danno. Le indagini della Forestale viaggiano spesso in tal senso. Hanno faticato non poco i vigili del fuoco, non di rado a ranghi ridotti e quest’anno affiancati da meno personale dell’Arif.
“Incendi di avvertimento, la Puglia non deve pagare il pizzo agli incendiari”, era stata la provocazione del Commissario Straordinario dell’ARIF, Domenico Ragno, dopo le proteste degli operai interinali dell’ARIF, 350 quelli assunti dal 30 aprile al 30 giugno.Parole a cui è seguito lo sdegno del personale rimasto a casa.