LECCE- Una vita fatta di battaglie, di vittorie, di tre medaglie d’oro, conquistate agli Invictus Games negli Stati Uniti, ma anche di ritardi burocratici che oggi gli impediscono di coronare il suo sogno:partecipare al Paralimpic Games di Rio 2016 e vincere un altro oro.
Lui è Carlo Calcagni Colonnello del Ruolo d’Onore e Pilota Istruttore di elicotteri E.I. , che oltre ad essere vittima della Sindrome dei Balcani, la patologia silenziosa degli anni ’90 causata dagli effetti dell’uranio impoverito contenuto nelle munizioni usate durante le missioni di pace in Bosnia, è un’atleta della squadra Italiana
del GSPD (Gruppo Sportivo Paralimpico Difesa).
Calcagni è un campione che ama vincere. La sua malattia non gli consentirebbe nemmeno di star in piedi, ma lui riesce a esserle superiore e a dimostrare ogni giorno che può farcela in sella alla sua bici. E ora, dopo un anno di ostacoli superati e prove vinte, il suo unico desiderio era quello di vincere la medaglia d’oro a Rio. Purtroppo però a causa dei ritardi burocratici proprio domani, 15 luglio, non potrà gareggiare a Bilbao, in Spagna alle prove di Coppa del Mondo,per garantirsi l’accesso alle Paralimpiadi 2016. La colpa? Di certo non sua. Lui ha fatto l’iscrizione nei termini previsti, ma sembra che la Federciclismo nazionale abbia mandato la richiesta 8 giorni dopo, quando ormai era troppo tardi
La rabbia è tanta. Ma il sogno resta. Carlo Calcagni vuole giustizia e ora ha deciso di sporgere denuncia. “Chi ha colpa dovrà pagare”, dice. Intanto non molla e continua a credere nella sua missione: quella di gareggiare e dar voce a chi oggi non c’è più, ai suoi tanti colleghi deceduti dopo esser stati divorati dalla Sindrome dei Balcani.
Elisabetta Paladini