LECCE- Lungaggini sulle gare di acquisto, risorse economiche che impediscono l’aggiornamento di software o l’ammodernamento di apparecchiature, macchinari di intervento e diagnosi logorati e funzionanti ad intermittenza solo alcuni esempi per un’irregolare buona sanità.
A volte succede che reparti moderni, ben organizzati e con strutture adeguate per ospitare degenti e nuovi macchinari siano bloccati da scelte irresponsabili e burocratiche. Succede anche al Fazzi dove in emodinamica si effettuano circa 1800 prestazioni l’anno ma queste potrebbero quasi raddoppiarsi. Emodinamica e Cardiologia si contendono un angiografo di quasi preistorica memoria che, pur se funzionante, a volte cessa la sua attività. È successo anche nei giorni scorsi ma fortunatamente in occasione di un esame di controllo e non in presenza di un paziente infartuato. Un solo macchinario targato Philips , di vecchia generazione e da comunicazione della stessa casa costruttrice difficilmente sempre riparabile.
Al Fazzi un secondo angiografo è in uso in radiologia ma non utile per interventi su pazienti malati di cuore. La notizia non è legata al fatto che nei reparti cardiologia ed emodinamica ci sia un solo macchinario, semi funzionante e capace di emettere un numero importante di radiazioni ionizzate ma per l’assurdità che i dirigenti della Asl da tempo sono a conoscenza, avendone previsto l’acquisto, della disponibilità di due angiografi di ultima generazione, passateci l’ironia,bellamente impacchettati e non utilizzati.
Il perché di questa vergogna? La scelta di attendere l’installazione di questi nel futuro e nuovo Vito Fazzi che prima dei prossimi due, tre anni non vedrà la luce non solo per i tempi tecnici ma, anche, per un’inchiesta della magistratura che inevitabilmente protrarrà la consegna del nuovo ospedale. In attesa si rischia la morte di qualche paziente, si riducono le prestazioni che potrebbero farsi con l’aggiunta di almeno uno dei due ancora infiocchettato, si sottopone il malato all’esposizione di più radiografie ma si giustifica la scelta del non utilizzo, tra tre anni anche questi due nuovi angiografi saranno superati da macchinari più moderni, perché installarli significherebbe sostenere un costo di almeno 50 mila euro. Per tale situazione così paradossale, la vita di un uomo per la Asl di Lecce e per l ‘assessorato alla sanità pugliese varrebbe molto meno dei 50 mila euro, il consigliere regionale, Mario Pendinelli, ha presentato un’interrogazione in consiglio regionale anche a margine di una lettera che gli stessi medici dei reparti del Fazzi hanno inoltrato alla direzione sanitaria leccese.