Sangue infetto, vittoria dei talassemici salentini: lo Stato risarcirà 350 cittadini

LECCE- Da Lecce a Strasburgo, la battaglia dei talassemici salentini convince la Corte Europea per i diritti dell’uomo, che ha condannato lo Stato italiano a risarcire 350 cittadini di varie regioni infettati da alcuni virus (Aids, epatite B e C), in seguito a delle trasfusioni di sangue effettuate nei primi anni ’90 durante un ciclo di cure o un’operazione. Il totale dei risarcimenti supera i 10 milioni di euro. È stata l’Associazione giovanile talassemici della provincia di Lecce a vincere il ricorso presentato nel 2012.

“Una vittoria faticosa quella di oggi, ma dedicata alla salute dei cittadini e al futuro della sanità pubblica – ha detto Paola Perrone, l’avvocato che ha difeso i malati –. Siamo felici di esser stati i primi in Italia e gli unici in Puglia ad aver creduto nella Corte di Strasburgo”.

I giudici hanno riconosciuto che la somma di 100.000 euro già prevista a titolo di «equa riparazione» per ogni malato «costituisce un rimedio interno, del tutto compatibile con le previsioni della Convenzione e in grado di assicurare un adeguato ristoro ai soggetti danneggiati». Lo ha precisato il ministero della Salute in una nota ufficiale.

Insoddisfatto si dichiara, invece, l’avvocato Anton Giulio Lana,segretario generale dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani e legale dei ricorrenti contagiati a causa di emotrasfusioni o trasfusioni occasionali effettuate presso ospedali pubblici italiani. “Il governo – dice – la fa franca ancora una volta, grazie a una sentenza dal tenore pilatesco della Corte di Strasburgo, che si è limitata a fare proprio e giustificare l’intervento ex post e in corso di causa dello Stato con la proposta forfettaria di 100.000 euro riconosciuta a titolo di equa riparazione”.

La battaglia giudiziaria per ottenere il risarcimento è iniziata alla fine degli anni ’90. Con due leggi del 2007, lo Stato italiano aprì la procedura transattiva per il risarcimento dei danni e le domande di transazione furono presentate nel gennaio 2010. Tuttavia, il Decreto ministeriale 162/2012 escluse, di fatto, la maggior parte dei partecipanti dalle transazioni. Da qui il ricorso dell’Associazione talassemici di Lecce alla Corte Europea di Strasburgo, che nell’aprile 2014 dichiarò la causa intrapresa dai salentini “causa pilota”, riunendo attorno ad essa altre cause intraprese sul territorio nazionale.

 

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