LEUCA – Giovane e piena di chissà quali speranze di una vita lontano dalla sua terra squarciata da anni di guerra. È morta in mare, al freddo, gettata in acqua da scafisti senza scrupoli. Aveva 32 anni la giovane donna somala ritrovata senza vita tra gli scogli di Felloniche, marina di Patù. Erano in 39 -più chi manovrava l’imbarcazione- a bordo del barcone partito dalle coste della Grecia, come hanno testimoniato gli stessi migranti messi in salvo. Gli scafisti li hanno gettati in mare nella notte, in tre gruppi distinti, prima a Novaglie, poi non lontano dal porto di Leuca ed infine, l’ultimo gruppo, in corrispondenza delle marine di Patù. Il primo allarme è arrivato alle 22,45 ed ha fatto attivare i Carabinieri della Compagnia di Tricase, diretti dal capitano Clemente, e la Guardia costiera.
Il mare era mosso e le 17 persone recuperate a Leuca, in mare, da una barca civile e dalla Capitaneria di porto, sono state soccorse e portate negli ospedali di Tricase e Casarano. Un uomo, tra quelli salvati a Novaglie, è stato ricoverato per ipotermia, ma ora sta bene. Così come stanno bene tutti gli altri, già accolti nel centro Don Tonino Bello di Otranto. Una ragazzina di 15 anni, zuppa e infreddolita, è stata trovata sul lungomare a Felloniche.
Un uomo manca all’appello; per il momento è disperso, ma si spera sia riuscito a raggiungere la costa e magari sia scappato. In mare sono stati recuperati anche dei giubbotti. Nella tasca di uno di essi c’era un documento d’identità che potrebbe appartenere alla giovane donna che non ce l’ha fatta: se così fosse, il suo nome era Nesra e aveva 32 anni. Per tutta la notte gli uomini del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Taranto hanno cercato in acqua. Ma al mattino è stato lui, Andrea Petracca, un uomo che abita a pochi pasdsi dal mare, a scorgere il corpo, a vedere un braccio spuntare dall’acqua.
Sul posto è arrivato il parroco di Patù, don Gianluigi Marzo, che ha detto una preghiera per la vittima. Subito dopo anche il vescovo della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, mons. Vito Angiuli, ha voluto esser presente e pregare, a prescindere dalla religione professata dalla giovane donna, perché nel suo ultimo viaggio, dopo quello, violento, che le ha strappato la vita, trovi la serenità.