LECCE/TREPUZZI- E’ il momento del rientro di Fabio Perrone nel carcere di Borgo San Nicola. Sono i titoli di coda di un’autentica fuga da film, quella che il 6 novembre scorso ha gelato il Salento. Quel giorno, intorno alle 11, il Triglietta di Trepuzzi era in ospedale, al Vito Fazzi di Lecce, per sottoporsi ad una endoscopia. Scortato da due agenti, è entrato nella sala del reparto di Chirurgia, al terzo piano, dove avrebbe dovuto effettuare l’esame.
Via le manette dai polsi, il momento che lui aspettava: è riuscito a sfilare la pistola dalla fondina di un poliziotto, ha sparato e lo ha ferito a una coscia. Impossibile per il collega provare a fermarlo. L’ergastolano si è fatto strada sparando in aria, sparando almeno dieci colpi, mentre intorno era il panico tra i pazienti e i sanitari. Fuori dal pronto soccorso, Perrone ha notato una donna che aveva appena parcheggiato la sua Yaris, le ha puntato la pistola e si è fatto consegnare le chiavi dell’auto, con la quale è fuggito via, sfondando le sbarre all’ingresso e travolgendo un vigilante. Da allora si erano perse le sue tracce. E da allora è iniziata la gigantesca caccia all’uomo che si è conclusa all’alba.
Pericoloso assassino, il ritratto di Fabio Perrone: una prima condanna a 18 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e per tentato omicidio; poi la libertà, per sei anni, con un lavoro al nord e il rientro nella sua Trepuzzi. Fino alla notte tra il 28 e il 29 marzo 2014, la rissa nel bar Gold del suo paese e la pioggia di colpi che ha ucciso senza possibilità di scampo Fatmir Makovic, 45enne slavo, residente nel campo rom Panareo, e ha ferito gravemente il figlio 17enne.
Il 29 giugno scorso, Triglietta è stato condannato all’ergastolo, per omicidio volontario aggravato da futili motivi e tentato omicidio. Un fine pena mai che ha tentato di spezzare a novembre.
È durata poco più di due mesi, si diceva, la sua latitanza. Che Perrone non fosse al di là dell’Adriatico, ma nella sua zona, aiutato a nascondersi, è stata da sempre la convinzione degli investigatori: quattro giorni dopo la sua fuga dal Fazzi, una prima svolta nelle indagini, con il ritrovamento della Yaris in via Campania, a Trepuzzi, parcheggiata davanti alle abitazioni e regolarmente chiusa. Riacciuffato il bandolo della matassa, fino a dipanarla completamente.