I tesori nascosti nel barocco. Lecce è stata definita “la perla del Salento”

LECCE (di B.Tornese) –  “Visitare Lecce significa perdersi tra le meraviglie del barocco, lasciandosi incantare dalle chiese e dai palazzi ricamati nella pietra, dai cortili e dai giardini segreti. Ma significa anche fare un tuffo nella lunga storia, di cui alcune testimonianze non sono note alla maggior parte dei visitatori”. Così, la rubrica viaggi di LaStampa.it introduce Lecce, definita la “perla” del Salento. Un lungo articolo dedicato ai tesori nascosti nel barocco, un vero e proprio itinerario per scoprire quei particolare che, spesso, neanche i cittadini catturano ad occhio nudo.

Guardare la città con occhio diverso, soffermandosi sulle peculiarità dei nostri monumenti più belli, delle nostre stupende e antiche chiese significa notare, ad esempio, i cinque volti nascosti nel rosone della basilica di Santa Croce. “Alcuni studiosi – scrive LaStampa – sostengono che siano l’autoritratto dell’architetto Cesare Penna, inseriti per mania di egocentrismo, anche se i visi sono tutti differenti”.

 In via Federico d’Aragona, un altro particolare può essere notato se si rivolge lo sguardo in alto. Nell’incrocio con Vico del Theutra, c’è un volto intagliato nello spigolo del palazzo ottocentesco. E, la sua posizione, non è casuale.

“Si narra, infatti – approfondisce LaStampa –  che qui vi soggiornasse un ragazzo innamorato di una giovane che poteva scorgere solo da una finestra del palazzo di fronte: il loro amore platonico, osteggiato dai genitori di lei, finì tragicamente in quanto la finestra da cui i due potevano vedersi venne murata e la ragazza si suicidò per la disperazione, mentre il giovane fece scolpire il suo viso all’angolo del palazzo che guarda proprio la finestra rimasta murata, in ricordo dei momenti in cui i giovani innamorati potevano ancora vedersi”.

Non solo barocco, dunque. Non solo maestosità e bellezza da togliere il fiato, ma, soprattutto, storia. Una storia, spesso, meno nota ai più.

Fra le meraviglie architettoniche della città, non poteva non essere menzionato l’Anfiteatro Romano di Piazza Sant’Oronzo. Un piccolo pezzetto di Anfiteatro “ è stato portato alla luce – spiega ancora LaStampa- alle spalle della Chiesa di Santa Maria delle Grazie”, un pezzo “poco conosciuto, ma che ben fa intendere come in realtà prosegua sotto la chiesa e sotto al terreno circostante.

Esiste, poi, un altro Teatro Romano, molto più nascosto rispetto all’Anfiteatro: percorrendo Via dei Perroni e girando a destra in Via del Palazzo dei Conti di Lecce, si arriva alla Chiesa di San Matteo sulla sinistra, per poi svoltare a destra in Via Arte della Cartapesta, dove si trova questo capolavoro architettonico romano che sembra potesse ospitare fino a cinquemila spettatori. Monumento di altro genere – conclude –  è il ficus gigante di tipo magnoloides, ovvero l’albero più grande della città: entrando nel centro storico da Porta Rudiae e girando a destra alla prima traversa si segue la strada per poche decine di metri e si può ammirare il ficus all’interno del recinto dell’ex conservatorio di Sant’Anna. Il monumentale albero, di proprietà comunale, ha un’altezza di circa 18 metri per una circonferenza di 800 cm ed un’età compresa tra i quattrocento ed i cinquecento anni”.

 

 

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