GAGLIANO DEL CAPO- Dopo una serie di stop la vicenda dei lavori di consolidamento del costone del Ciolo si sblocca sul piano amministrativo. E’ il Consiglio di Stato a dare il via libera al progetto di un milione di euro per la protezione della costa alta.
Con ordinanza pubblicata ieri mattina la Sesta Sezione del Consiglio di Stato, accogliendo le tesi difensive svolte dall’avv. Pietro Quinto nell’interesse del Comune di Gagliano del Capo, ha rigettato il ricorso del Ministero dei Beni Culturali (che è stato anche condannato al pagamento delle spese della fase cautelare). Secondo il Ministero, il parere reso dalla Soprintendenza nella conferenza dei servizi non sarebbe impeditivo del successivo parere con prescrizioni sul progetto esecutivo.
Il TAR gli ha dato torto, “perché l’assenso espresso in quella sede dalle Amministrazioni interessate non può essere sottoposto a condizioni e deve ritenersi definitivo”. Un pronunciamento sostenuto anche dal consiglio di Stato, in quanto una diversa interpretazione della normativa sul procedimento amministrativo “si tradurrebbe in una evidente duplicazione di attività della Soprintendenza, in contraddizione con la funzione di espressione contestuali delle rispettive posizioni, nel modulo procedimentale della conferenza di servizi”.
Inoltre, il successivo parere della Soprintendenza, secondo la difesa, conteneva prescrizioni che rendevano il progetto definitivo inattuabile. Ora che la situazione amministrativa è sbloccata, c’è il problema del provvedimento è stato eseguito dagli agenti del Corpo forestale dello Stato su mandato dei pubblici ministeri Elsa Valeria Mignone e Antonio Negro. Il sequestro della Procura avverso il quale pende un ricorso in Cassazione: a dare avvio a questa nuova querelle giudiziaria un esposto degli ambientalisti in cui si evidenzierebbero i presunti danni creati alla parete rocciosa