BARI- Ricorsi, mugugni e richieste di riconteggi. Gli esclusi di via Capruzzi tentano ogni strada per capire se i voti loro attribuiti siano stati calcolati nel modo giusto o se la nuova legge elettorale nasconda qualche sgambetto involontario ma effettivo. Fatto sta che anche se non dovessero centrare l’obiettivo di riconquistare lo scranno mancato, per molto o per poco, per 36 di loro si prospetta un premio di consolazione di tutto rispetto: il vitalizio. L’ultimo treno per agganciare quella pensione da sogno che spetta di diritto a chi ha raggiunto 2 anni e mezzo di legislatura, ha compiuto 60 anni di età o in alternativa ne ha compiti 55 anni e ha versato il tanto che basta per agguantare il diritto e tenerselo stretto.
Solo in 9 sui 70 uscenti resteranno a bocca asciutta perché subentrati in Consiglio regionale dopo l’abolizione del vitalizio avvenuta a dicembre 2012. Un altro piccolo gruppetto di consiglieri, per lo più delle nuove leve, invece, ha scelto di rinunciare al versamento dei contributi necessari per garantirsi la pensione.
Dunque, al netto di questi, all’esercito dei 180 che già percepiscono vitalizio essendo stati eletti nelle passate legislature o assegno di reversibilità, stanno per aggiungersi i 36 colleghi in riposo. Un calcolo esatto di quanto costerà alle casse della Regione questa nuova pattuglia di aventi diritto non è ancora stato fatto perché il vitalizio va calcolato sugli anni di servizio prestato in Regione. Quindi chi ha maturato il minimo porterà a casa 4300 euro lordi, chi invece viene da una lunga militanza potrà beneficiare di un compenso a vita che sfiora i 10mila euro lordi. Non solo, c’è anche da considerare che in 9 dovranno attendere il compimento del 55°esimo anno. La stima sommaria parla di una spesa di 15 milioni di euro all’anno per coprire tutte le richieste. Cifra destinata a salire anche in futuro visto che tra i rieletti c’è chi ha maturato il diritto e lo potrà riscattare quando terminerà il nuovo mandato.