LECCE- Cento ricoveri l’anno e decine di pazienti da curare all’esterno: il Centro Disturbi Alimentari di Lecce rischia il collasso. Mancano infermieri, operatori sociosanitari, psicologi, dietisti, internisti e medici indispensabili a rendere più efficiente l’équipe multidisciplinare necessaria ad affrontare delle malattie che riguardano il corpo ma anche l’anima e che uccidono con una frequenza che è simile a quella degli incidenti stradali. Alla porta dell’Asl leccese continuano a bussare persone che rischiano la vita: 30enni che arrivano a pesare 25 chili. Il centro salentino, guidato dalla dottoressa Caterina Renna, che prima di aprirlo si è occupata di questi problemi per anni al Policlinico di Bari, è stato il primo in Puglia e all’interno ci lavora personale preparatissimo ma esiguo: c’è una prima fase di accoglienza (day hospital) in cui si fanno tutti gli esami necessari e si controllano gli equilibri ormonali; quindi c’è la fase dei test psichiatrici, psicologici e sulla personalità.
La fase della cura richiede il coinvolgimento e la collaborazione della famiglia. Non si digiuna per capriccio, l’anoressia è una patologia psichiatrica con la mortalità più elevata rispetto agli altri sintomi. Il 2 per cento delle donne dai 18 ai 24 anni soffre di anoressia, il 4,5 per cento di bulimia e il 6 per cento di disturbi vari: queste ultime due patologie sono in aumento. Da un’indagine epidemiologica condotta dal Centro Disturbi dell’Alimentazione della Provincia di Lecce è risultato che su 559 soggetti di età tra i 12 e i 25 anni, quasi il 20,5% ha riscontrato dei disturbi alimentari. A Lecce ci sono altri 20 posti letto da aprire per i ricoveri diurni, ma manca il personale. Il direttore generale, Giovanni Gorgoni, ammette che si tratta di un’emergenza da affrontare nel più breve tempo possibile: bisogna fare i conti con il blocco delle assunzioni.
La cosa grave è che mancano in tutta la Puglia i centri di ricovero h 24: il risultato è che si fa ricorso, nei casi gravi (che sono tanti!), ai ricoveri fuori regione. A Lecce gli operatori che sono andati in pensione non sono stati rimpiazzati. Inoltre, un ricovero fuori dalla Puglia costa circa 350 euro al giorno, a paziente: uno spreco tutto sulle spalle dei contribuenti, dovuto al fatto che non è stata strutturata una rete regionale dei Centri Disturbi Alimentari. Il tavolo tecnico, che si è svolto dal 2011 al 2014, in cui sono stati messi in campo tutti i criteri di accreditamento, non è riuscito a imprimere un’accelerazione e adesso si dovrà attendere il prossimo assessore alla Sanità per affrontare il problema.
Persino nella piccola regione della Basilicata esiste un centro che prevede i ricoveri h 24: un posto letto in quel centro costa carissimo alla Regione Puglia. A giugno partirà la campagna di sensibilizzazione su anoressia, bulimia e obesità, dal titolo Pensa differente, mali in aumento anche nella nostra regione: sarà un’occasione per avviare una discussione sulle emergenze. I tempi sono maturi per strutturare una rete adeguata ed evitare sprechi di risorse insensati.
Gaetano Gorgoni