LECCE- Che il buco ci fosse non è una novità. Oggi però, come ha fatto notare Carlo Salvemini, “con l’approvazione del consuntivo 2014 negli enti locali si introducono norme per rendere più leggibili i bilanci, più veritieri i conti pubblici”. In altre parole, il calcolo dei cosiddetti residui attivi (ossia i crediti che il Comune ha verso terzi) si fa precisando se e quando lo riscuoterai e non più INSERENDO cifre che tranquillizzanti. La cancellazione di residui attivi non esigibili e di entrate di dubbia e difficile esazione conduce alla proliferazione di disavanzi che possono essere gestiti con operazioni di ripiano pluriennale (massimo 30 anni). Questo sancisce la legge di stabilità 2015″. Si tratta di 40 milioni, che lo stesso Attilio Monosi non nasconde: “Cifre che dovranno essere pagate, ma senza aumentare le tasse”.
Il guaio è che con i trasferimenti centrali ridotti la restituzione delle somme non sarà semplice. L’opposizione non si fida e chiede chiarezza all’amministrazione Perrone: “La prospettiva di trent’anni di tasse alle stelle irrompe, infatti, come una mannaia sulle spalle dei cittadini leccesi già provati dalla crisi e da un regime fiscale sempre più vessatorio”. Le conseguenze saranno comunque drammatiche – secondo Loredana Capone – soprattutto se ad averne la peggio saranno i capitolati delle risorse destinate ai servizi per la città oggi già insufficienti a garantire persino i bisogni primari”.
A sinistra si dicono pronti ad abbandonare le polemiche sul passato se verrà esposto con chiarezza un piano di uscita da questa difficile situazione: un progetto dove, però, non dovranno essere i cittadini più deboli a pagare, con più tasse e meno servizi.