SAN FOCA- Il 3 dicembre è arrivato, sono passati 45 giorni dalla convocazione della Conferenza dei Servizi presso il Ministero delle Infrastrutture e al tavolo si presenteranno tutti gli enti interessati ma ci dovrebbe esser solo il No senza l’alternativa al sito di San Foca. Il diniego della Regione Puglia aprirà la seconda fase, quella della costituzione di una commissione paritetica che entro la metà di Febbraio, potrebbe dar il via libera all’infrastruttura se non si dovessero avanzare proposte alternative. Intanto il Governo ha già acquisito pareri favorevoli di altre parti interessate tranne qualche obiezione facilmente superabile.
In Puglia non è stato più convocato il tavolo regionale in cui cercare una soluzione di concerto con i Sindaci del territorio ma giunge una preoccupante nota dell’assessore all’ambiente, Nicastro, che nel confermare il No della Regione specifica anche la presenza di poche opzioni rispetto alla marina di Melendugno sottolineando, inoltre, soltanto la difficoltà del progetto ma non dichiarandolo impossibile.
Poche ore fa Tap risponde alle richieste dei vigili del fuoco relativamente alla pericolosità del gasdotto anche se finora aveva evidenziato la natura non dannosa non essendo questo un impianto industriale rispetto alle prescrizioni della legge Seveso. Due gli allarmanti dati relativi all’infrastruttura: il primo sulla quantita di gas trasportata che, secondo il diametro del tubo e la temperatura come da noi gia denunciato, sarebbe il triplo rispetto al limite imposto dalla Seveso III ed il secondo dato allarmante è la pericolosita rispetto la distanza tra il tubo ed il resto del circostante ambiente.
Relativamente a ciò, essendo il tubo lungo più di otto chilometri e percorrendo un territorio con case ed aziende, il rischio di danni letali ci sarebbe per una distanza di 43 metri da questo, danni con lesioni irreversibili entro i 72 e danni reversibili fino a 124 metri. Da qui, è possibile comprendere,quanto sia pericolosa l’infrastruttura Tap con uno slalom di ben 8 chilometri in un entroterra regolarmente vissuto dalle popolazioni.