Telefonia, la truffa degli abbonamenti involontari

LECCE- Adesso che fare un processo costa di più, perché aumentano le tasse sulle carte bollate, il consumatore è spacciato. In pochi si avventurano in un contenzioso per qualche decina di euro e le grandi compagnie telefoniche ci marciano su. Ne sa qualcosa l’avvocato Antonio Tanza, vicepresidente nazionale Adusbef, che di recente è riuscito a far infliggere una condanna al pagamento di 6 mila euro, dal Tribunale di Milano, a una grande compagnia telefonica, che aveva inviato una bolletta di oltre 5 mila euro in ritardo e con importi poco chiari. Ma il vero boom di reclami si verifica sugli abbonamenti sottoscritti da ignari utenti. Basta navigare, anche su facebook e cliccare su una notizia che sembra interessante: non ci si accorge nemmeno, alle volte, di aver cliccato sul rigo sbagliato, che ecco scattare un abbonamento a qualche strano e inutile servizio.

Cinque euro a settimana, che potrebbero pesare molto in bolletta. Per chi ha sottoscritto contratti che prevedono il pagamento diretto attraverso il conto corrente sono guai: anche se si annulla la sottoscrizione dopo 5 minuti, la cifra di 5 euro viene addebitata in bolletta. Sono centinaia i casi anche nel Salento e a poco servono le denunce alla polizia postale per quelle che appaiono delle vere e proprie truffe legalizzate. Due le strade indicate dalle associazioni consumatori: o si ha la pazienza e i soldi per affrontare un processo o si cambia la compagnia telefonica prima che arrivi l’addebito.

Il vicepresidente Adusbef ha raccolto solo nel Salento quasi un centinaio di reclami per abbonamenti sottoscritti involontariamente mentre si naviga su internet. Mentre il legislatore si fa una dormita, forse scientemente, il consumatore paga: del resto, la giustizia è ormai affare da ricchi. 

 

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