BRINDISI- Dopo l’esposto presentato da alcuni malati contro il petrolchimico di Brindisi, ora arriva una nuova denuncia: nel mirino c’è stavolta la discarica Micorosa, a due passi dal mare, 50 ettari di veleni interrati in uno stagno e mai ancora bonificati. A presentare il testo dell’esposto sarà domani il comitato No Al Carbone, che ha prodotto anche una diffida sul “Sito di interesse nazionale per le bonifiche di Brindisi – area Micorosa barrieramento idraulico attorno al petrolchimico”.
Tra il 1962 e il 1980 la zona è stata utilizzata per lo smaltimento dei residui di lavorazione industriale del Petrolchimico, con uno strato di materiale compreso tra i 2 e i 7 metri e un volume di circa 1,5 milioni di metri cubi. Micorosa è stata interdetta al pubblico nel 2011 per la presenza di arsenico, stagno, mercurio, berillio e selenio in gradi quantità, oltre i limiti previsti, come stabilito dalle caratterizzazioni commissionate dal Ministero dell’Ambiente, effettuate in previsione di successivi interventi di messa in sicurezza e bonifica.
La discarica, lo ricordiamo, è all’interno tra l’altro di un’area protetta.