BRINDISI- La spina nel fianco del Comune di Brindisi, la Monteco, vince la sua ennesima battaglia di fronte al Tar di Lecce, la chiave di volta della contestazione relativa all’appalto per la raccolta rifiuti: il capannone, di proprietà della società Ma.Me. s.r.l, sito nella zona industriale, è agibile.
Non è un dettaglio: il Comune di Brindisi, il 13 marzo scorso, aveva disposto, con ordinanza contingibile e urgente, l’affidamento in favore di Aimeri Ambiente s.r.l. per il periodo di sei mesi. Già agli inizi di aprile, il Tar aveva congelato la scadenza della proroga alla Monteco, ritenendo che fosse troppo poco il tempo concesso.
A metà maggio, inoltre, aveva accolto la richiesta di sospensiva, ritenendo, tra l’altro, che non fosse “congruamente motivata” la decisione dell’amministrazione: il Comune aveva “escluso l’affidamento del servizio a Monteco esplicitando la sola ragione dell’indisponibilità in capo alla stessa di sedi munite del certificato di agibilità, circostanza tuttavia dipendente dalla stessa inerzia dell’amministrazione resistente”.
Oggi quel nodo è sciolto, una volta per tutte. I giudici di via Rubichi hanno accolto il ricorso presentato dalla Monteco contro Palazzo di Città, Ministero dell’Interno e Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Brindisi, ritenendo illegittima l’ordinanza dell’ 8 agosto scorso, quella con cui il sindaco Mimmo Consales le ha ordinato lo “sgombero dei locali e dell’attività lavorativa” svolta nei capannoni della zona industriale, perché considerati inagibili, a causa del “mancato rispetto dei parametri urbanistico-edilizi, relativamente al vano antincendio”. Che, però, per il Tar, in base alla normativa in tema di sicurezza, può essere oggetto di deroga.
Per questo, negli atti comunali sarebbero “smentiti dalla obiettiva realtà documentale”. La partita rifiuti si riapre. E Monteco continua ad imporsi.