MELENDUGNO- La notte del 1 aprile scorso, ignoti si sono introdotti all’interno di un impianto di pannelli fotovoltaici a Borgagne di Melendugno. Nonostante l’allarme dell’impianto sia scattato più volte, i ladri sono riusciti a dissimulare un avaria al sistema eludendo i controlli, e quindi sono riusciti ad asportare circa 3 km di cavi di rame.
La stessa mattina, a seguito della denuncia del legale rappresentante e del sopralluogo effettuato dai Carabinieri della Stazione di Melendugno, sono partite nell’immediatezza le indagini. L’attenzione degli investigatori si è diretta immediatamente verso uno strano particolare: lungo la strada che portava all’impianto, sono stati notati dei vistosi solchi recenti che avevano “sbriciolato” la strada.
Seguendo questo strano ed insolito segno, i carabinieri sono giunti fino ad un casolare recintato a Torchiarolo. All’interno del recinto, c’era un furgone bianco che sull’asse posteriore presentava un cerchione consumato, quasi certamente a causa dello sfregamento con la strada; nel cassone invece c’erano numerosi cavi di rame già tagliato, ossia quello rubato dall’impianto di Borgagne.
Quindi i carabinieri hanno proceduto all’immediata perquisizione della tenuta e del furgone. I militari hanno ascoltato il proprietario del casolare, A.C., 37enne del posto, che ha tentato di smarcarsi dalla vicenda. Dopo hanno anche rintracciato l’utilizzatore del furgone, P.D., 46enne brindisino, che ha provato a giustificarsi dicendo di aver solo trasportato quel carico, di cui ne ignorava la provenienza, poiché era stato pagato per farlo da un soggetto a lui sconosciuto, di aver forato lungo il tragitto, e di aver quindi chiesto all’amico proprietario del casolare di poter lasciare momentaneamente lì il furgone, in attesa di cambiare la ruota.
Le versioni dei due uomini sono apparse ai carabinieri abbastanza inverosimili, per cui A.C. è stato denunciato a piede libero per “favoreggiamento”, mentre P.D. è stato denunciato a piede libero per “ricettazione”
La refurtiva del valore di 50.000 euro circa, ormai però inutilizzabile per il suo scopo originario, è tornata comunque ai legittimi proprietari. Le indagini proseguono.