Il turismo balneare nel Salento ha raggiunto la soglia di saturazione. La crescita futura del territorio si deve basare sullo sviluppo dell’offerta dei comuni dell’entroterra e dalla destagionalizzazione. Sono alcuni dei dati e degli obiettivi emersi a Santa Maria di Leuca, durante la presentazione del report ISNART per la programmazione della DMO Salento, la costituenda organizzazione che ha già riunito 33 comuni della provincia e l’ente di Palazzo dei Celestini. L’analisi ha fotografato una destinazione che deve abbandonare le logiche dei singoli campanili per ragionare come unico ecosistema.
Lo studio ha evidenziato un’impennata della domanda estera, cresciuta del 73% rispetto al 2019, e una mutazione profonda nelle modalità di soggiorno. Gli affitti brevi assorbono ormai quasi il 40% delle presenze, con Lecce tra le prime cinque province italiane per ricettività privata. Se l’indice di gradimento online tocca l’88%, restano però nodi critici: lo spopolamento giovanile, una struttura d’impresa ancora troppo frammentata e l’aumento dell’irraggiamento solare, che impone una riflessione sulla tenuta del modello esclusivamente balneare nei mesi di picco. Uniformare l’offerta e presentarsi sui mercati non come singole località, ma come prodotto integrato tra costa e borghi interni, appare dunque come l’unica via per garantire la sostenibilità economica e sociale della destinazione.