Acquatina, la denuncia UniSalento: “Territorio svenduto. Validità proposte calibrate sui soldi”

QuattroStelle

LECCE -Non le manda a dire il Professore Luigi De Bellis, direttore del DiSTeBA UniSalento e tacciato di “ostruzionismo” da un gruppo di imprenditori che ad Acquatina vorrebbe investire 8 milioni e mezzo di euro. Un allevamento intensivo di gambero reale, quello proposto, e sul quale De Bellis continua ad esporre apertamente pesanti perplessità.

L’Università è perfettamente d’accordo a collaborare per valorizzare Acquatina -fa sapere il docente- tant’è che, circa due anni fa, la stessa ha proposto un protocollo di intesa a Comune di Lecce e Regione Puglia per l’elaborazione del progetto “Tramareterra”. In quest’ultimo sono state definite le aree destinate alla fruizione pubblica ed una zona (vasche / laboratori / capannone) che rimanesse riservata alla ricerca, e magari nel futuro anche per attività economiche e produttive.

Sembra invece che l’ingegnere responsabile dello studio di fattibilità abbia improvvisamente dimenticato tutto questo per agire da sponsor di un privato autore di una singola “proposta importante -così come viene definita- prevedendo investimenti cospicui”. Come se la mole di soldi in entrata definisse da sola, a prescindere, la validità di una proposta”.

Parla di giustizia De Bellis e arriva dritto al punto.Più imprenditori e aziende hanno manifestato interesse e tutti sono stati invitati ad attendere che il tavolo tecnico (con Regione, Comune e Università) trovasse una soluzione ai vincoli di utilizzo esclusivo per attività di ricerca dell’area”. A tutti, dunque, è stato riservato lo stesso trattamento. “Qualcuno dovrebbe spiegare -incalza quindi De Bellis- perché la mera manifestazione di interesse, attualmente incompatibile con i vincoli cui deve sottostare l’Università, sia lo strumento principe ed elemento risolutivo per superare i vincoli. Da parte mia nessuna chiusura -dice in riferimento all’accusa degli imprenditori – solo uno spiccato senso di giustizia”.

Riguardo al bando di manifestazione di interesse per il quale l’UniSalento sarebbe in ritardo precisa “nessun giurista, al momento, mi ha rassicurato sulla legittimità di tale bando. L’Ateneo, quale Ente pubblico, non può legittimamente emanare bandi per diritti, competenze, utilizzi che non sono nella sua disponibilità, essendo il bacino, lo ripeto, concesso ad esclusivo uso di ricerca. Se gli altri attori di questa vicenda la pensano diversamente, e reputano questo “passaggio necessario”, facciano per favore pervenire all’Università un parere legale autorevole che la tuteli. Sopratutto se la manifestazione di interesse rivolta alle aziende non dovesse essere seguita da un affidamento dell’area a causa della mancata rimozione del vincolo stesso.

Un progetto faraonico a cui mancherebbe solo lo stadio della Roma -aggiunge il docente più nel dettaglio- possibile che si voglia trasformare Acquatina, un patrimonio naturale di enorme bellezza con cementificazione e attività che confliggono con la natura stessa: dove finiranno gli scarichi della mega attività di acquacultura e di tutto il resto? E quanto il Comune dovrà investire in opere accessorie? E come si concilia la proposta del dott. Nori con il progetto “Tramareterra” che punta alla tutela naturale?

Troppi imprenditori vengono dal Nord a pretendere di avere il Salento a disposizione. Suggerisco a tutti, politici inclusi -chiosa- di non svendere Acquatina in cambio di un miraggio”.

 

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