Francesco per Tonino: “dono e profezia per i nostri tempi”

QuattroStelle

ALESSANO- Quando l’elicottero bianco sorvola Alessano, la gente di don Tonino non trattiene più l’emozione. Un’ora sola, ma attesa da mesi. Francesco per Tonino. I fiori bianchi e gialli, per lui. La sua preghiera, nel silenzio del cimitero.

Un raccoglimento anche davanti alla tomba della mamma del vescovo di Molfetta, poi il saluto ai fratelli Trifone e Marcello, ai nipoti, ai loro figli, dopo il dono della stola e del grembiule, il simbolo, per don Tonino, della Chiesa degli ultimi. Quando arriva sulla papamobile, è festa tra i fedeli che lo accolgono nello spiazzo a pochi metri dal camposanto. “Ho appena pregato – esordisce il Papa – sulla sua tomba, che non si innalza monumentale verso l’alto, ma è tutta piantata per terra: Don Tonino, seminato nella sua terra, sembra volerci dire quanto ha amato questo territorio. Capire i poveri era per lui vera ricchezza. Aveva ragione, perché i poveri sono realmente ricchezza della Chiesa”.

Nel giorno che 25 anni fa vide spegnersi la vita di don Tonino e accendersi ancora di più la luce del suo messaggio, da qui, dalla sua terra, il Santo Padre lancia il monito ai potenti, al Mediterraneo, alla stessa Chiesa, perché scelgano ancora la pace. “Se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra”, dice il Papa, perché “la pace si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione”. E in questo percorso il Salento può e deve avere ancora un ruolo.

“Cari fratelli e sorelle, questa vocazione di pace appartiene alla vostra terra, a questa meravigliosa terra di frontiera che Don Tonino chiamava “terra-finestra”, perché dal Sud dell’Italia si spalanca ai tanti Sud del mondo, dove i più poveri sono sempre più numerosi mentre i ricchi diventano sempre più ricchi e sempre di meno. Siete una finestra aperta, da cui osservare tutte le povertà che incombono sulla storia, ma siete soprattutto una finestra di speranza perchè il Mediterraneo, storico bacino di civiltà, non sia mai arco di guerra teso, ma un’arca di pace accogliente…” .

Il vento gioca con la sua papalina, la fa volare via. Alle spalle di Francesco, il ritratto della Madonna di Leuca. Un quadro in argento della Vergine de Finibus Terrae è tra i doni a lui consegnati. Davanti a lui, i 20mila che sono arrivati all’alba da tutta la provincia. Prima di salutare gli ammalati, una famiglia di rifugiati siriani, alcuni migranti ospiti nei centri della zona, lo scossone a tutti: “Caro don Tonino, se ce lo chiedessi dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni. Il Signore mette sul cammino della Chiesa dei testimoni che incarnano il buon annuncio di Pasqua, profeti di speranza per l’avvenire di tutti. Dalla vostra terra Dio ne ha fatto sorgere uno, come dono e profezia per i nostri tempi”.

Alla fine il saluto e il nuovo volo per Molfetta, dove altre 40mila persone hanno ribadito quanto don Tonino sia ancora presente.

 

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