Truffa ai danni della loro assistita, in manette due noti avvocati

LECCE –Secondo gli inquirenti, ha trattenuto per sé soldi che spettavano, invece, alla sua assistita, per un totale di 283mila euro. Lo avrebbe fatto arrivando a falsificare la copia conforme all’originale della sentenza del Tribunale civile di Trieste e “approfittando delle condizioni personali, di disagio culturale e sociale della vittima”, una 34enne senegalese, domiciliata a San Cesario, coinvolta sei anni fa in un incidente stradale nel quale ha riportato lesioni gravissime.
È un’accusa pesante quella messa nero su bianco a carico di Francesco D’Agata, 39 anni, avvocato molto noto in città e nel resto d’Italia per essere attivo, assieme al padre, nello Sportello dei diritti, oltre che per essere stato coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori. Per lui, il gip Cinzia Vergine ha disposto la custodia cautelare in carcere. Ai domiciliari, invece, l’ex collega di studio, Graziano Garrisi, 38 anni, anche lui avvocato.

Le perquisizioni presso lo studio legale di via D’Annunzio, a Lecce, e presso l’abitazione di D’Agata sono andate avanti per tutta la mattinata, alla presenza di lui, del pm Massimiliano Carducci e di un delegato del Consiglio dell’Ordine degli avvocati. Sequestrati documenti e conti correnti: sotto chiave un totale di 203mila euro per D’Agata, ritenuti profitto dei delitti di truffa aggravata e di autoriciclaggio, e 15.500 euro per Garrisi, corrispondenti ai soldi che avrebbe speso utilizzando indebitamente la carta prepagata rilasciata alla signora senegalese, tra febbraio 2014 e dicembre 2015, prelievi bancomat fatti opportunamente “incappucciato”, come emerge da materiali in possesso degli investigatori.

La scoperta è avvenuta nel bel mezzo di un altro approfondimento. Le indagini, portate avanti dalla sezione di Polizia giudiziaria della Guardia di Finanza agli ordini del colonnello Francesco Mazzotta, hanno preso il via, infatti, lo scorso anno da un altro caso, quello di una signora di Torino che si era rivolta a D’Agata per un ricorso in Cassazione relativo a un caso di presunto mobbing. Ricorso mai depositato, nonostante le rassicurazioni ricevute e benché avesse versato già un acconto di 4mila euro. Per questo caso, D’Agata risponde di infedele patrocinio, assieme ad altri due avvocati al momento denunciati.

È stata la donna torinese a fornire agli inquirenti il numero di conto corrente su cui aveva versato le somme e da cui si è risaliti al resto: era intestato ad una senegalese, la stessa vittima dell’incidente assistita da D’Agata. “E questo ha fatto sorgere subito qualche dubbio”, ha spiegato il pm Carducci, perché la donna africana, una volta ascoltata, si è dichiarata all’oscuro dell’esistenza di quel conto, bloccandolo il giorno dopo.

È su quello che, tramite l’agenzia di assicurazione Allianz, il Fondo Vittime della Strada aveva versato in suo favore, in due tranche, un totale di 636mila euro, in esecuzione della sentenza del Tribunale di Trieste del 22 giugno 2015 che disponeva il risarcimento. Stando a quanto emerge dall’inchiesta, alla donna, però, D’Agata ha trasferito solo 353mila euro in totale, “trattenendo per sé – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – la restante parte di 283mila euro, di cui 160mila euro già incassati e gli altri non ancora in quanto operazione “bloccata in extremis””, una volta stoppato il conto.

“Francesco D’Agata è sereno”, dice il suo legale, l’avvocato Luigi Rella. L’avvocato Giancarlo Dei Lazzaretti invece assiste Garrisi, che risponde in concorso per i reati contestati al primo: truffa aggravata continuata; falso in atto pubblico per aver alterato la copia conforme all’originale della sentenza dimezzando gli importi; infedele patrocinio aggravato e il reato più grave di autoriciclaggio.

 

 

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