Ospedali declassati, i Sindaci ricorrono al Tar

LECCE-  Il piano di riordino ospedaliero della Regione Puglia passerà dalle forche caudine del giudizio del tribunale amministrativo. Questa appare essere la prima certezza all’indomani dell’approvazione della delibera nella riunione di giunta fiume del pomeriggio di lunedì.
Il declassamento a ospedali di base di tre nosocomi leccesi non sarà facile da digerire. A promuovere ricorso al Tar sarà, senza dubbio, il Comune di Casarano. Il sindaco Gianni Stefano ha intenzione, infatti, di replicare quanto fatto quando venne disposta la chiusura del punto nascita, poi congelata con l’accoglimento dell’istanza cautelare. Ora, forte del supporto di tutti i sindaci del circondario, viaggia spedito: “le ragioni del ricorso stanno nei dati del Ferrari – spiega – perché la scelta fatta da Emiliano è solo di natura politica. Il nostro ospedale è secondo solo al Fazzi quanto a prestazioni ed è tra i primi dodici in Puglia. Se tanta utenza si riversa qui, un motivo ci sarà e non può essere cancellato con un colpo di mano. Rendere ospedali di primo livello Scorrano e Gallipoli, invece di Casarano, è solo scelta politica, non tecnica”.

A Galatina e Copertino, si è più possibilisti. I sindaci Cosimo Montagna e Sandra Schito attendono di leggere il provvedimento per capire cosa nel concreto possa significare avere ospedali di base “rafforzati” e quali unità specialistiche storiche verranno conservate, se l’Ostetricia al San Giuseppe o l’Infettivologia al Santa Caterina, ad esempio. Poi, le strade restano aperte, anche quelle legali, ferma restando la partita da giocare ancora al livello più alto, quello ministeriale.

Duro anche il Tribunale dei diritti del Malato: la presidente regionale di Cittadinanzattiva, Anna Maria De Filippi, ha inviato una lettera aperta al governatore Emiliano: “non è stato proprio un bene non ascoltarci – dice indignata – anche perché se alla fine si dice che tutto è rimasto inalterato, i posti letto sono uguali, significa che tutto è cambiato perché nulla cambiasse. E questo solleva qualche dubbio”.

Nella lettera lo rimarca: “Signor presidente – ha scritto – il suo ruolo le impone di non trascurare quella partecipazione civica sulla quale ha basato la sua campagna elettorale”. E poi il nodo essenziale: “La famosa medicina territoriale è solo annunciata e non è chiaro se i 400 milioni di euro di investimenti annunciati sono sufficienti a creare la rete degli ospedali di comunità e delle prestazioni che dovrebbero essere erogate dai distretti territoriali per visite specialistiche ed esami diagnostici”. Punti interrogativi anche sulla gestione pubblico-privata degli ex ospedali.

 

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