Torturato in Libia, ritorna dai suoi carcerieri: “In Italia non c’è lavoro”

Dopo l’arresto in Libia e le torture subite in carcere, Abou Hashima, l’italo egiziano residente a Torre, fa le valigie e, a poco più di un mese dal rientro in Italia, lascia tutti di stucco. “Torno in Libia perché in Italia non c’è lavoro”

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BRINDISI- Lo avevamo lasciato così, il 31enne italo egiziano Mohamed Abou Hashima, residente a Torre Santa Susanna dove, circa un mese fa, dopo 4 lunghi mesi di prigionia in Libia, aveva potuto, grazie ad un lungo travaglio diplomatico, riabbracciare i suoi affetti più cari. La moglie, Anita. Il figlioletto di 4 anni Alì. ma dopo circa 50 giorni dal suo rientro, ABou ha fatto le valigie ed è partito di nuovo, lasciando tutti esterefatti.

Era stato arrestato in Libia lo scorso Giugno, perché scambiato per spia dalla Polizia locale. Un problema di doppi passaporti, di cui uno scaduto. E a nulla erano valse le giustificazioni dell’uomo, in Africa insieme al fratello Raft per cercare lavoro.

Era stato rinchiuso,quindi, nel carcere di Misurata e sottoposto a tremende torture. Ce lo aveva raccontato lui stesso quando, accompagnato dai radicali del territorio, che avevano mosso mari e monti per la sua liberazione interessando il ministero e il consolato, indisse una conferenza per ringraziare stampa e attivisti.

Insomma, la Libia non sembrava essere esattamente un eldorado. Anzi, quanto raccontato dall’italoegiziano disegnava una nazione tutt’altro che paradisiaca. Almeno, per un padre di famiglia e marito in cerca di lavoro. Eppure, sembra incredibile, ma il 31enne ha deciso di sfidare nuovamente la sorte e di ripartire nuovamente in Africa. Nuovamente in Libia: Alla ricerca di un lavoro che, sembrerebbe, da quelle parti non manco. Piuttosto che restare in Italia e affrontare la disoccupazione, insomma, Hashima ha preferito rischiare di nuovo. Speriamo che almeno il passaporto sia stato rinnovato.