Adelchi, nessun dietrofront sui (primi) 117 licenziamenti

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LECCE  –  E’ davvero l’inizio della fine. Dopo anni di cassa integrazione, che ha tenuto legati i lavoratori alle aziende del Gruppo Adelchi, quel filo sottile si recide una volta per tutte. Arrivano ora i primi veri licenziamenti. Non c’è stato, infatti, nulla da fare per i 117 dipendenti della Nuova Adelchi Spa.

I sindacati non sono riusciti in giornata a far fare un passo indietro agli amministratori del Tribunale Civile, che ha in mano le redini dell’azienda madre del cluster tricasino, alle prese con il concordato preventivo.

Il tavolo in mattinata convocato in via Botti, in Provincia, non è riuscito a ricucire lo strappo.

I margini per farlo, d’altronde, erano risicati: quei lavoratori provengono da un periodo di CIG ministeriale, dettata dal capitolo dell’amministrazione controllata. L’esaurimento dell’ammortizzatore sociale non è coinciso con una ripresa dell’attività, presupposto indispensabile per ottenere la proroga di altri 6 mesi.

Chiusa questa porta, ai 117 operai non si è neppure potuto prospettare l’alternativa della CIG in deroga regionale. Non c’è posto per loro.

E questo proprio alla luce di quanto deciso nelle scorse ore a Bari, sull’estenuante tavolo tra sindacati e assessorato regionale al Welfare. La decisione partorita lì, infatti, prevede la proroga per un altro mese, ma solo per chi già proviene da un periodo di cassa in deroga. Un modo per prendere tempo e riaggomitolare il ragionamento che secondo le indicazioni della Regione, dovrebbe escludere chi ha già usufruito della copertura per 24 mesi nell’ultimo triennio.

Riprendono fiato, dunque, i circa 600 dipendenti delle altre società del Gruppo Adelchi: GSC Plast, CRC, Magna Grecia e KNK. Per loro è stata revocata la procedura di mobilità, lasciando però agli operai la possibilità di firmare già da ora la mobilità volontaria.

I licenziamenti sono stati per ora rinviati anche per i dipendenti delle altre aziende del TAC, tra cui i 114 della Labor e i 20 di Italiana Pellami che fanno capo alla Filanto, oltre ai 180 della Romano.

Nei prossimi giorni si tornerà a discutere del loro destino. Ma i nodi non potranno essere sciolti prima che la conferenza Stato-Regioni fissi la quota parte spettante alla Puglia.