Retromarcia di Perrone: i giornalisti tornano a Palazzo

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LECCE – Tanto rumore per nulla. Perché, dalle prossime ore, i giornalisti torneranno a frequentare Palazzo Carafa e non saranno più respinti al gabbiotto d’entrata, com’è accaduto lunedì. L’incontro tra i giornalisti e il Sindaco Paolo Perrone ha prodotto questo compromesso: ciascuna testata accrediterà due cronisti, quelli che si occupano di cittadina presso l’amministrazione comunale. A loro sarà consentito l’accesso anche oltre il normale orario di ingresso per il pubblico. Solo per accedere nel corridoio del Sindaco, lì dove ha sede l’Ufficio stampa, il gabinetto e la stanza del primo cittadino, occorrerà fare una specifica richiesta di accesso, spiegandone i motivi. È un bel passo indietro, rispetto alle disposizioni di martedì mattina, quando i giornalisti si sono visti rifiutare l’ingresso in tutta la casa comunale, direttamente al gabbiotto posto al piano terra.

Ordine del Sindaco Perrone – hanno spiegato i dipendenti. E lo stesso primo cittadino ha spiegato la decisione adducendo motivi di privacy a tutela di chi si reca a fargli visita. Una privacy che però – è stato sostenuto nell’incontro da parte dei giornalisti – non può essere applicata a chi si occupa di affari pubblici: non solo al Sindaco quindi, ma anche a chi (sia esso un altro politico o, ad esempio, il futuro presidente del Lecce calcio) in municipio ci va per discutere questioni di interesse generale, sulle quali l’opinione pubblica ha il diritto ad essere informata. Quindi: giusta l’esigenza di dare una regolamentazione, sbagliata la volontà di tenere i giornalisti fuori da Palazzo Carafa, la pretesa di conoscere preventivamente i motivi del loro accesso in municipio.

Alla fine, insomma, tanto rumore per nulla e il caso di Palazzo Carafa off limits si è risolto da un lato con l’accreditamento da parte delle redazioni dei giornalisti di cronaca cittadina e dall’altro in una parziale retromarcia del Sindaco Perrone. Che potrà conservare più riservato – ma non inaccessibile, attenzione – il suo corridoio. Ma non potrà tenere chi lavora per informare telespettatori e lettori, cioè – in un ultima analisi – la pubblica opinione, fuori dal palazzo.

di Danilo Lupo