SAN CATALDO (LECCE) – Vivono nell’incubo. Come se avessero una spada di Damocle puntata sulle spalle. E’ la triste storia di alcuni cittadini proprietari di una villa a S. Cataldo, a due passi dalla pineta. Una lunga fila di quattordici ville che termina il suo percorso sulla litoranea per Otranto. Hanno ancora negli occhi il maxi incendio che mise a ferro e fuoco la marina leccese nel luglio di tre anni fa. Le abitazioni si salvarono solo grazie al libeccio che soffiò forte in un’altra direzione.
Il problema esiste. Ed è assai preoccupante. Un fitto bosco, nel quale spiccano alberi di pino alti anche decine di metri, sembra vigilare sulle case circondate dal verde. In realtà rappresentano un pericolo costante. Basta poco per innescare le fiamme e divorare ettari di vegetazione e distruggere case e ricordi.
Serve una pulizia accurata dei terreni e la rimozione di centinaia e centinaia di alberi pericolosi. I residenti sono esasperati e impauriti. “Nessun Ente si dichiara competente”, denunciano i residenti.
Eppure nel maggio 2021 il Comune di Vernole firmò un’ordinanza con la quale imponeva ai proprietari del bosco di provvedere alla rimozione di circa 300 alberi. Inutilmente. Perché, nonostante il via libera all’operazione da parte della Regione Puglia, il coinvolgimento di Prefettura di Lecce, Vigili del Fuoco, Polizia locale di Vernole e Carabinieri forestali, non si è mosso nulla. Anzi, la Procura di Lecce ha chiesto l’archiviazione della vicenda in quanto non si ravvedono profili di natura penale. Una situazione paradossale.
Insomma, qui la sicurezza nell’area resta un optional imbrigliata nelle pastoie burocratiche e nell’inerzia e l’inadempienza dei proprietari.