NARDO’ – Omettendo di considerare i rischi e non adottando adeguate misure di prevenzione, avrebbero contribuito alla morte del rider Mattia Ottaviano, 36enne di Tuglie rimasto vittima di un incidente durante un collaudo sulla pista Porsche di Nardò. È quanto contesta la Procura per quella tragedia che si è consumata il 21 febbraio di due anni fa e per la quale adesso sono iscritti nel registro degli indagati la società Nardò Technical Center e cinque persone.
Mattia quel giorno era a bordo di una ducati panigale che ha impattato in pista contro una porsche Panamera guidata da un altro collaudatore. La moto prese fuoco, la vittima precipitò sull’asfalto riportando ferite alla testa e all’addome che non gli lasciarono scampo.
Il sostituto procuratore Alessandro Prontera nelle scorse ore ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini. A rischiare il processo sono: il presidente del consiglio di amministrazione della Nardò Technical Center Srl, il consigliere delegato della società, i due responsabili del servizio di prevenzione e protezione e il collaudatore alla guida della Porsche coinvolta nello schianto. Destinataria dell’avviso anche la stessa società che gestisce il centro prove di Nardò, chiamata a rispondere dell’illecito amministrativo dell’ente.
Secondo la Procura, gli indagati anon avrebbero valutato correttamente i rischi connessi alla contemporanea circolazione sull’anello ad alta velocità di motocicli e autoveicoli. Di conseguenza non sarebbero state adottate le adeguate misure organizzative e procedurali per evitare o ridurre il rischio derivante dalla presenza simultanea in pista di moto e automobili durante le attività di collaudo. Conclusioni alle quali gli inquirenti sono arrivati analizzando i filmati registrati dalle telecamere del circuito, il materiale informatico sequestrato e la documentazione relativa all’organizzazione delle attività di collaudo, effettuando inoltre accertamenti tecnici sui mezzi coinvolti e ricostruzioni specialistiche della dinamica dell’incidente.
Le omissioni emerse, secondo l’accusa, avrebbero contribuito al tragico epilogo.