Una lunga scia di violenze fisiche, psicologiche e intimidazioni avrebbe segnato per anni la vita di una donna e dei suoi figli minori. È questo il quadro delineato dal gip del tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano, che ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di un 40enne residente nell’hinterland di Gallipoli, accusato di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori aggravati.
Secondo quanto ricostruito nell’ordinanza, le condotte contestate si sarebbero protratte dal 2022 fino ai giorni scorsi, con episodi reiterati di violenza verbale, minacce, umiliazioni e comportamenti vessatori nei confronti dell’ex compagna, spesso consumati anche in presenza dei figli minori. In più occasioni, l’uomo avrebbe imposto alla donna uno stato di soggezione e paura, limitandone l’autonomia personale ed economica e costringendola a modificare le proprie abitudini di vita.
Particolarmente gravi alcuni episodi ricostruiti dagli inquirenti: minacce esplicite di morte, appostamenti sotto casa, inseguimenti in auto e persino l’uso di un’arma, brandita per intimorire la vittima. In un’occasione, l’uomo avrebbe esploso alcuni colpi di pistola, uno dei quali avrebbe colpito un familiare intervenuto in aiuto della donna. Azioni che, secondo il giudice, hanno generato nella persona offesa «un perdurante e grave stato di ansia e di paura», inducendola a temere concretamente per la propria incolumità e per quella dei figli.
“Devi fare quello che ti dico io altrimenti finirai male … farò del male a te e alla tua famiglia …”, minacciandola anche di non farle vedere più i figli.
Decisive, ai fini della misura cautelare, le numerose querele presentate, le dichiarazioni della vittima e dei testimoni, oltre agli accertamenti svolti dai carabinieri di Gallipoli e Nardò. Il Gip ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio, evidenziando come l’indagato abbia mostrato una persistente incapacità di autocontrollo e una pericolosità sociale tutt’altro che attenuata.
Da qui la decisione di disporre il carcere, ritenuto l’unico strumento idoneo a interrompere le condotte e a tutelare la vittima. Mentre la donna e i figli restano sotto protezione, dopo anni vissuti nel segno della paura. L’uomo è difeso dall’avvocato Giampiero Tramacere.