La carenza di medici di continuità assistenziale continua a mettere in affanno la rete sanitaria del territorio leccese. A certificarlo non sono solo le lamentele di alcuni operatori, ma anche gli atti ufficiali dell’ASL di Lecce, che disciplinano il ricorso al sistema dei “vicariamenti” per garantire i turni scoperti, compresi quelli notturni e festivi presso l’Istituto Penale Minorile di Lecce.
Secondo i protocolli, l’assistenza sanitaria all’interno del carcere minorile, in assenza di un servizio medico continuativo, viene demandata alle sedi di continuità assistenziale di Lecce e Monteroni. Il medico di turno, attivato tramite chiamata telefonica, è chiamato a valutare l’indifferibilità dell’intervento, decidendo se limitarsi a un consulto telefonico, recarsi presso l’ Istituto Penale Minorile o attivare il 112 per l’accesso al pronto soccorso.
Una soluzione tampone che però si scontra con un problema strutturale: non ci sono medici. I turni di guardia restano scoperti e vengono coperti con il vicariamento, spesso a compensi giudicati umilianti dagli stessi professionisti. Nel caso di Surbo, ad esempio, il vicariamento viene retribuito poco più di 4 euro lordi l’ora: cifre che rendono difficile, se non impossibile, reperire disponibilità.
A questo si aggiunge un altro nodo critico: le tutele. I medici sono costretti a utilizzare auto private, anticipando di tasca propria le coperture assicurative, comprese polizze tipo Kasko. Emblematico il caso di un’auto danneggiata durante il servizio: nonostante una pratica aperta e un danno superiore ai 3 mila euro, a distanza di un anno – era gennaio 2025 – il risarcimento non è stato ancora liquidato.
Il risultato è un sistema che regge solo grazie al sacrificio dei pochi professionisti rimasti, mentre il carico di lavoro aumenta e le condizioni economiche e assicurative restano inadeguate. Una situazione che rischia di compromettere non solo la dignità dei medici, ma anche il diritto alla salute, soprattutto nei contesti più delicati come il carcere minorile.