COPERTINO – A Copertino si sono intrecciate, in un unico racconto, storie di donne che non possono più parlare, vittime di femminicidio, e voci che scelgono di farlo per loro. “Diamo voce al dolore” è il titolo dell’incontro che si tenuto all’interno della chiesa dell’ex convento delle Clarisse, ed è stato pensato non solo per ricordare, ma per informare e prevenire; oltre che per riconoscere quei segnali troppo spesso ignorati che precedono la violenza. Tra gli interventi che si sono susseguiti, particolarmente toccante la testimonianza di Giuseppe Sindaco, intervistato dal direttore di TR News Gianfranco Lattante. Giuseppe è uno dei due due figli Angela Petrachi, vittima di uno dei femminicidi che più ha scosso il Salento.
Angela Petrachi, di Melendugno, aveva 31 anni nel 2002, e due figli di 5 e 7 anni; da quel 26 ottobre non è più tornata a casa, il suo corpo fu ritrovato l’8 novembre, in un boschetto, l’autopsia dirà che è stata violentata e poi uccisa. Una storia che continua a ferire e a interrogare, come quella di tutte le donne che non ci sono più a causa di femminicidio.
L’iniziativa del Comune di Copertino, ha unito ricordi, musica, analisi e il racconto di altre vite spezzate. È parte di un percorso più ampio avviato dall’Amministrazione, che nei giorni scorsi ha installato una buca delle lettere rossa presso il Servizio Sociale: uno strumento anonimo per denunciare violenze e chiedere aiuto, con un messaggio semplice e diretto: non sei sola.
