Nonostante riunioni, pressing e mediazioni, il rebus Puglia resta una spina nel fianco per il Pd, con Antonio Decaro fermo al via della candidatura a presidente della Regione, finché l’uscente Michele Emiliano e l’ex Nichi Vendola non rinunceranno a correre da consiglieri semplici. E così la telenovela dei tre contendenti è diventata uno psicodramma che spacca non solo i dem che si votano alla segretaria Schlein perché risolva la faccenda, ma anche la colazione di centrosinistra. Avs punta i piedi, e serpeggia addirittura l’ipotesi di una candidatura a governatore di Vendola, laddove Decaro dovesse sfilarsi. Piano B indigesto agli alleati del campo largo progressista, i 5 Stelle, smaccatamente pro Decaro. Una schiarita è attesa dall’incontro in Puglia annunciato ad horas, e dal vertice di coalizione di settimana prossima a Roma.
Intanto, il centrodestra resta in standby. Se il candidato presidente avversario sarà Antonio Decaro, il nome in campo resterebbe quello del parlamentare brindisino Mauro D’Attis, coordinatore regionale di Forza Italia. Ma lo scenario cambia se il centrosinistra dovesse candidare a presidente Francesco Boccia o Raffaele Piemontese (questi i nomi più accreditati), perché in questo caso l’antagonista di centrodestra potrebbe essere scelto tra esponenti della società civile o nella rosa dei partiti. E salgono le probabilità che ad esprimere il candidato governatore sia il partito della premier Meloni, Fratelli d’Italia, laddove non dovesse poterlo fare in Veneto. Perché la partita Puglia s’inserisce in uno scacchiere più ampio che mette in gioco anche le altre cinque regioni chiamate alle urne in autunno per rinnovare presidente e consiglio.