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Stallo candidature Pd, decide Roma: “Avanti Decaro, stop a Emiliano”

Pd sede Nazareno

Se Emiliano non rinuncia a candidarsi, ora è il partito ad imporgli il passo indietro. Lo fa attraverso Igor Taruffi, responsabile Organizzazione nella segreteria nazionale Pd e braccio destro di Elly Schlein, che dopo aver fatto breccia nel muro contro muro tra Decaro e Emiliano con l’incontro del disgelo di martedì scorso, che lasciava ben sperare per una soluzione autonoma in tempi brevi, prende atto dello stallo e interviene con una nota inequivocabile: avanti Decaro, stop a Emiliano.   

“La disponibilità manifestata da Antonio Decaro a candidarsi a presidente della Puglia – queste le parole di Taruffi – è un’ottima notizia ed è proprio quello che speravamo. Per noi è la candidatura più competitiva da mettere a disposizione della coalizione che vogliamo costruire per vincere contro la destra e continuare a governare la Puglia. Alle liste del Pd lavoreremo come sempre con il partito regionale. Chiediamo a tutti, a partire da chi ha svolto ruoli di maggiore responsabilità politica – e qui è chiaro il riferimento a Emiliano – di mettere in campo generosità senza precondizioni ma pensando al lavoro di squadra, perché in un partito nessuno decide da solo e perché l’unità è essenziale per costruire un progetto che risponda ai bisogni concreti dei cittadini”.

Messaggio chiaro e forte da Roma, che inasprisce la lotta intestina nel Pd regionale fra emilianisti e decariani. Il partito è di nuovo nel caos, ed ora serve l’intervento di Schlein, attesa in Puglia a inizio settembre per la festa regionale de l’Unità a Bisceglie. La tregua è durata appena 48 ore, e poi di nuovo scontro, con Emiliano che ha ribadito il diritto a candidarsi e Decaro che ha chiarito di essere pronto a correre per la presidenza della Regione ma alle sue condizioni: senza Emiliano e Vendola in campo. “Devo sapere di poter guidare la Regione davvero, con piena libertà, guardando avanti e non indietro”, ha scritto in un post. E ha aggiunto: “A Emiliano e Vendola mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune che non rinnego. Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà. Non è una questione personale, è una questione politica, nel segno del rinnovamento”. Rinnovamento che suona come discontinuità.    

Intanto sul fronte opposto, spente le congetture su un possibile vertice dei leader di centrodestra in Valle d’Itria, dove la premier Giorgia Meloni ha scelto di concedersi qualche giorno di vacanza con la famiglia in un resort a Locorotondo, tutto è rimandato a settembre. Lo conferma il leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani in un’intervista al Corriere della Sera: “Non sarà questione di quote, ma di scegliere i migliori. A settembre decideremo tutti insieme”.

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