BRINDISI – Il futuro dello stabilimento Basell rimane incerto. Durante l’incontro tra la direzione e le rappresentanze sindacali nazionali e territoriali, è stato ribadito che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva sul sito.
Basell ha confermato la vendita di quattro impianti europei — Berre in Francia, Münchsmünster in Germania, Carrington nel Regno Unito e Tarragona in Spagna — ma Brindisi non è stato incluso tra gli asset considerati di interesse per l’acquirente. La chiusura dell’impianto di cracking ha compromesso l’integrazione produttiva del sito pugliese, che ora dipende dalle forniture esterne di monomero via nave.
Questa situazione comporta difficoltà operative notevoli. L’approvvigionamento via mare introduce variabili come l’instabilità del prezzo e della qualità delle materie prime, la scarsa costanza delle forniture e un indebolimento della competitività del prodotto finito.
Durante il confronto, la FILCTEM CGIL ha chiesto a Basell un impegno concreto per la diversificazione delle produzioni, almeno due anni prima di qualsiasi decisione definitiva, e il riconoscimento dello stabilimento come “sito critico europeo” in linea con gli orientamenti comunitari.
Le organizzazioni sindacali hanno inoltre sollecitato la Regione Puglia a riconvocare il tavolo di crisi, rinviato lo scorso 1° luglio, affinché vengano rappresentate al Governo le ricadute negative che l’attuale situazione potrebbe generare su un settore strategico come la chimica di base.
Pur trovandosi in una fase di manutenzione, Basell ha comunicato l’intenzione di riprendere le attività produttive. Tuttavia, ha rinviato ulteriori comunicazioni, lasciando sospeso il destino dello stabilimento e alimentando l’attesa di scelte che potrebbero ridefinire il ruolo di Brindisi nell’industria chimica europea.
