“Ma è possibile che io, malata oncologica, debba vivere in un incubo ogni giorno, solo per prenotare una visita di controllo?” È il grido di dolore che arriva allo sportello Dillo a Telerama da una donna che, con grande dignità e coraggio, affronta due diagnosi pesantissime: un linfoma non-Hodgkin e un meningioma maligno, per il quale è già stata operata. Ma a complicare una condizione di salute già fragile non è la malattia, bensì un sistema sanitario che si sta dimostrando sempre più inaccessibile.
Mi hanno messo in lista al Coro, ma nulla di certo”. La sua è una quotidianità fatta di file, spostamenti continui tra l’Oncologico, il Vito Fazzi e il Dea, tentativi di prenotazioni online: “Ormai ho imparato a farle da casa, per evitare di girare a vuoto. Ma la verità è che non c’è posto. E non ce l’ho con gli operatori, che sono vittime anche loro. Ce l’ho con il sistema, che così non funziona”.
La sua denuncia, però, non riguarda solo sé stessa. A complicare il quadro c’è anche la situazione lla cognata, appena quarantenne, con una diagnosi di sclerosi multipla. Anche lei è in attesa di una risonanza magnetica che non arriva.
“Ma sarà mai possibile che in un Paese civile si debba vivere così?” si chiede. Una domanda semplice, che diventa una pesante accusa nei confronti di un’organizzazione sanitaria che sembra non riuscire più a garantire il minimo: visite e cure nei tempi necessari.
Una storia come tante, purtroppo. A conferma della gravissima situazione che riguarda la sanità pubblica locale, un’altra segnalazione mostra un appuntamento fissato per una semplice ecografia all’addome completo. Data dell’esame? 23 dicembre 2026, come si evince dallo screenshot, accompagnato dal seguente messaggio: “Non prima di 500 giorni per un esame di 10 minuti. Penosi”, scrive il telespettatore. Il sistema, ancora una volta, mostra la sua totale inadeguatezza di fronte ai bisogni reali delle persone.
