TARANTO – Il futuro del Taranto è appeso a un filo e, al momento, questo filo è nelle mani della Federcalcio. È come se la palla fosse ferma sulla linea di porta, ma manca chi la spinga dentro: serve il via libera del presidente Gravina per permettere al Comune di pubblicare il bando che darà vita a una nuova società.
Intanto i tifosi sono in ansia. Temono che la squadra possa ripartire senza ambizioni o, peggio ancora, non iscriversi a nessun campionato per la stagione 2025/26. È uno scenario difficile, ma la paura cresce perché manca chiarezza.
La realtà è questa: la Figc non ha ancora discusso il caso Taranto in nessun Consiglio Federale, nemmeno in quello del 10 luglio, dove invece si è parlato di Lucchese, Spal e Turris. Sul Taranto, silenzio assoluto.
La Federazione sta aspettando notizie dal Tribunale sul fallimento della società guidata da Massimo Giove. L’iter per la liquidazione è partito e anche se la società dovesse fare ricorso, ha 30 giorni di tempo dalla sentenza, la strada sembra segnata.
Ora tutti si attende di capire quando la Figc darà il via libera al Comune per pubblicare il bando. Potrebbe farlo da un momento all’altro con un provvedimento urgente oppure aspettare il prossimo Consiglio Federale, che dovrebbe essere martedì. In quel caso, il Taranto entrerebbe nel punto “varie ed eventuali” dell’ordine del giorno.
Intanto, questa situazione sta paralizzando anche l’organizzazione dei campionati pugliesi. Diverse società hanno chiesto il ripescaggio in Eccellenza o Promozione, ma finché il Taranto non avrà il suo destino scritto, tutto resta bloccato.
Una volta sbloccata la situazione, il sindaco Bitetti, insieme a una Commissione tecnica e con il sì della Figc, assegnerà il titolo sportivo a una nuova proprietà. Questa dovrà:
Creare una nuova società, affiliandola alla Figc con un contributo tra i 250 e i 300 mila euro.
Iscrivere la squadra in Eccellenza, categoria in cui verrà ammessa in sovrannumero. Il campionato dovrebbe partire il 31 agosto, ma visto il caos attuale, il Taranto potrebbe iniziare anche con una o due giornate di ritardo.
Insomma, il Taranto oggi è come una nave ferma in porto con i motori spenti. Servono subito carburante, un capitano e la rotta giusta per salpare. La piazza non merita di restare senza calcio e i tifosi vogliono solo una cosa: tornare a tifare la maglia rossoblù, senza più pensieri di tribunali o carte bollate.
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