Politica

Consiglio regionale, emissari, trattative e malumori alla vigilia del Bilancio

BARI – Che sul Consiglio regionale spiri un vento di pace, non è ancora possibile dirlo. “È tramontana fredda”, dice chiaramente il capogruppo di Azione, Ruggiero Mennea. Vento che, si sa, sul versante adriatico, sul quale si affaccia il palazzo di vetro, cosa buona non è.

Che si calmi in tempo per l’inizio dei lavori, non è da escluderlo. Al momento, però, la situazione è ancora sul chi va là. E l’emendamento a firma dei 5 malpancisti della maggioranza lo fa capire con chiarezza: 5 milioni di euro per la lotta alla povertà, questa la proposta emendataria siglata da Mennea e dal collega di partito Clemente, dai dem Michele Mazzarano e Anita Maurodinoia e dalla pentastellata Grazia Di Bari. Che la lotta allo spreco alimentare e farmaceutico sia un tema oggettivamente da portare all’attenzione del Consiglio, non v’è certezza alcuna. Ciò che, però, fa capire la portata politica della proposta sono due elementi: il primo, come detto, il fatto che sia firmato dalla frangia di consiglieri – che ora si compatta – e che lamenta malcontento da tempo. Il secondo è che chiedere 5 milioni di euro, cifra esorbitante per le disponibilità reali, equivale a rendere la vita difficile all’assessore al Bilancio, Amati. E non è l’unico perché in totale gli emendamenti degli azionisti valgono 12milioni di euro. Una richiesta dalla quale dipende il voto al bilancio. Il segretario regionale del Pd, De Santis, intanto, ha passato la mattina a fare da pontiere con l’altro consigliere a rischio dissenso: il capogruppo di Per la Puglia, Tutolo. L’esito è un cauto riavvicinamento. Si vedrà. Pallottoliere alla mano, insomma, per capire quanto è ampio il fronte del dissenso, pur con il sospiro di sollievo del governatore al rientro nei ranghi dell’ex renziano Massimiliano Stellato. Che ci sia un rischio esercizio provvisorio, va detto, sembra proprio improbabile. Ma il dopo Bilancio rischia di essere un caos generale. Intanto, però, una protesta corposa e vibrante ha riguardato la decisione della presidente del Consiglio, di porre come limite temporale per la presentazione degli emendamenti alle 13 di lunedì, quindi 24 ore prima dell’inizio dei lavori. Una scelta fortemente contrastata dai gruppi di centrodestra, capitanati da Fratelli d’Italia (che fra l’altro, ha presentato emendamenti abrogativi di più articoli della manovra) e dalla stessa maggioranza. Per i consiglieri, infatti, il regolamento del Consiglio disciplina espressamente la presentazione degli emendamenti, comprendendo anche la seduta in itinere. Nemmeno lo slittamento al pomeriggio è bastato. Il foggiano Tutolo, a tal proposito, ha minacciato ostruzionismo presentando 8550 emendamenti.

In questo clima, il parlamentino si appresta ad affrontare la maratona di bilancio. L’ultima, forse, di questa legislatura.

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