BARI – Il termine per presentare osservazioni e contributi scadrà domani, venerdì. Lunedì saranno i Comuni a dire la propria e martedì il governatore Michele Emiliano riunirà la maggioranza per discutere della tempistica di approvazione della legge. O più precisamente della necessità di serrare i ranghi e non mettere piedi in fallo per evitare il commissariamento della Puglia. Intanto il disegno di legge che individua le aree idonee nelle quali installare gli impianti da energia rinnovabile – perché di questo parliamo – continua il suo iter nelle commissioni consiliari congiunte. Dopo la bocciatura da parte dell’ex assessore regionale all’Urbanistica dell’era Vendola, Angela Barbanente – secondo la quale il territorio è ormai saturo – ora è toccato ai portatori di interesse, agli ordini professionali e al partenariato economico-sociale dire la propria. E l’esito delle audizioni è stato più o meno uniforme: bene la legge – hanno detto tutti i protagonisti – “per evitare lo sviluppo non organizzato dell’ondata precedente”, ma di modifiche da fare ce ne sono, sostengono. La prima al centro di un vero braccio di ferro – seppur con toni cordiali e diplomatici – è tra Regione e industriali: la fase transitoria va allentata. Questa la richiesta. Il punto sono i 60 GW di richieste di energia già arrivate a Regione e Ministero. La Regione prevede, nella legge, che anche per queste valgano le nuove regole: iter semplificati e veloci nelle aree idonee, regolari in quelle non idonee. “La prima scelta politica da fare” – è il sollecito dei portatori d’interesse – “è proprio nel gestire la fase transitoria”: perché di quelle già pendenti, solo il 10% già rappresentano l’obiettivo fissato per la Puglia nel 2030, i 7 GW. Anche perché – dicono – ci sono 10mila lavoratori nel settore che vanno tutelati. “Dire che tutta quella attività non ha più valore per bloccare le autorizzazioni – ha detto Confindustria – è una cosa che rifiutiamo”. “Non abbiamo scelto di inserire il tema dell’autorizzazione Via perché abbiamo l’anello al naso – ha replicato l’assessore al ramo Delli Noci – ma perché sappiamo rispetto all’obiettivo del 2020 che abbiamo già oltre 3 GW con la via favorevole”. Lo scontro, insomma, resta e si capirà solo quando arriveranno nelle prossime ore le osservazioni quali sono le proposte sul tavolo e se siano valutabili. Intanto l’ordine degli agriconomi e forestali ha chiesto l’aggiornamento del PPTR. Il territorio è in mutamento, hanno detto, occorre che muti anche il Piano.