BARI – La decisione non è presa ufficialmente. Servirà un altro incontro nonostante il weekend festivo. Ma certamente entro martedì la linea di Azione sarà definita.
Il leader del partito Carlo Calenda e il commissario regionale, e capogruppo in Consiglio, Ruggiero Mennea hanno a lungo ragionato, a Roma, sul da farsi dopo il rimpasto di giunta deciso dal governatore con l’ingresso in giunta di Fabiano Amati. A far saltare il banco il fatto che Emiliano abbia scavalcato l’appuntamento già fissato con Mennea per nominare Amati. Un atto che, per il barlettano, è sintomo di una trattativa privata in corso da tempo e che non può essere riconosciuta dal partito.
Tanto più che il giorno della nomina, il vice di Calenda, Rosato, ha atteso a lungo che Emiliano gli rispondesse al telefono. Ma quella risposta non è mai arrivata.
Che la nomina sia una prerogativa del presidente è pacifico per tutti. Che i modi per esercitare la prerogativa potessero essere altri, tanto sul piano istituzionale che su quello umano, anche, fanno notare molti.
Ecco perché ora Calenda vuole tirare dritto: via Amati dal partito, via Azione dalla maggioranza. Era stato proprio Mennea a convincere l’ex ministro a riallacciare i rapporti – seppur per interposta persona – con il governatore. E lo aveva fatto. Tant’è che la conferenza stampa per l’ingresso in giunta di Azione alla presenza dello stesso Calenda, era già stata programmata per i giorni successivi ai risultati elettorali in Liguria ed Emilia. Insomma era tutto pronto, sino al pasticcio.
La riunione, come detto, non si è conclusa con una decisione ufficiale. Il confronto continuerà nelle prossime ore perché la certezza è che entro pochi giorni la linea deve essere decisa.
