LA STORIA – Voleva cambiare vita Aziz quando nel 2013 ha deciso di raggiungere l’Italia partendo dalla sua terra natìa, il Marocco. Un viaggio della speranza che si è concluso a Lecce, perché è qui che un suo connazionale gli aveva garantito un contratto di lavoro e il regolare permesso di soggiorno. Peccato però che dopo aver versato 6mila euro la persona alla quale si era rivolta il 31enne si è volatilizzata.
È una delle tante storie che rivelano l’altro volto, quello certamente più nascosto, del fenomeno dell’immigrazione. Una storia che in tribunale a Lecce si è trasformata in processo, con al banco degli imputati un uomo di nazionalità marocchina chiamato a rispondere dell’accusa di truffa.
Aziz, assistito dall’avvocato Maria Argia Russo, dopo quattro anni di versamenti in denaro in tranche (complessivamente ammontano a 6mila euro quelli tracciati), ha trovato la forza di denunciare. Ha raccontato di aver avuto sì due contratti di lavoro a Lecce (prima in un bar, poi in un b&b), durati però giusto un mese, con l’obbligo di versare la metà dei due soli stipendi percepiti a colui il quale avrebbe dovuto sbrigare tutte le pratiche per regolarizzarlo, salvo poi sparire nel nulla.
L’imputato, tramite il suo legale, aveva chiesto e ottenuto la messa alla prova subordinata alla restituzione delle somme impropriamente percepite. Non avendo rispettato però questa condizione, il processo va avanti.
